Generazioni on line e la sfida dei social network

Nella Giornata mondiale per la Sicurezza di internet, un convegno organizzato da Telefono Azzurro fa il punto sul divario di conoscenza e non solo. Caffo: «Il governo ratifichi la Convenzione di Lanzarote» di Emanuela Micucci

Margherita, 11 anni, ha conosciuto internet a 7 anni, lo usa per Facebook e YouTube. Silvia ha scoperto il web a 40 anni e lo utilizza per il suo lavoro e per l’informazione. Margherita si ritiene più esperta di internet dei propri genitori, Silvia più prudente dei figli. Margherita è una studentessa della media Virgilio di Roma. Silvia è sua madre. Proiettata ieri al convegno”GenerAzioni Web!” organizzato da Telefono Azzurro in occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la Sicurezza di internet che si celebra il 7 febbraio, questa intervista doppia dà la misura del divario tra genitori e figli rispetto all’uso del web e alle sue opportunità e rischi. Divario confermato dai dati sul gap digitale generazionale illustrati durante l’incontro che si è svolto al centro congressi Roma Eventi.

«I pericoli che bambini e adolescenti corrono su internet sono spesso sottovalutati dai genitori – dichiara Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro -. Nell’ultimo rapporto sull’infanzia elaborato con l’Eurispes il 46,4% dei genitori ritiene impossibile che il proprio figlio chattando incontri un adescatore pedofilo e che veda sulla rete immagini sessualmente esplicite. E il 68,8% non parla mai o solo occasionalmente di internet con i figli». Del resto, il 35% dei genitori sa usare il web poco o per niente, il 67% non sa utilizzare uno smartphone e solo il 26,8% è su Facebook. Un genitore su 5 conosce poco o niente delle attività dei figli nel mondo virtuale. Divario di conoscenza e mancanza di dialogo dei genitori con i figli che si traducono spesso «in strategie repressive anziché educative – aggiunge Caffo -: non sapendo come proteggere concretamente i ragazzi, le famiglie usano la proibizione e il controllo del tempo come unica modalità di tutela».

«Dai genitori arrivano sempre più di frequente richieste per accorciare il gap generazionale – aggiunge Antonio Apruzzese, direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni – ma è una corsa persa in partenza. È fondamentale trasmettere messaggi di formazione, che consentano ai ragazzi di districarsi al meglio in questa giungla in cui si vanno a cacciare». Le insidie maggiori sono nei social network, che «stanno diventando uno dei percorsi abituali dei pedofili», sottolinea Apruzzese. Anche perché navigando sul proprio profilo Fb i ragazzi «si sentono più sicuri e con le nuove tecnologie basta un telefonino per essere sempre connessi». Cresce il grooming, l’addescamento online dei minori. «Dei 398 arresti di pedofili online in flagranza di reato registrati effettuati a partire dal 1998 – spiega il direttore della Polizia Postale – oltre un quarto sono stati messi a segno dal 2010 ad oggi. Delle 7.506 denunce 1.319 sono riconducibili agli ultimi 2 anni. Mentre delle 6.285 perquisizioni, 854 sono avvenute dal 2010. I siti chiusi sono stati 179, 1.061 sono stati congelati sul nascere».

Sul web anche il bullismo diventa 2.0: cyberbullismo e di seconda generazione. «Le vittime vengono bannate – avverte Apruzzese -, ovvero isolate dagli altri, diffamate con foto e post che vengono pubblicati sia sui profili dei bulli sia su falsi profili creati ad hoc: un reato perseguito dalla legge». Tutto sotto gli occhi ignari dei genitori. Ma aumentano le segnalazioni preventive. Un contributo arriverà da Telefono Azzurro che ha attivato sulla home page del proprio sito una sezione per raccogliere le segnalazioni dei ragazzi. Ma non basta. «Dal governo deve esserci un impegno maggiore, deve essere più attivo nell’avviare iniziative concrete per garantire ai minori una navigazione sicura sul web – insiste Caffo -. Mancano le risorse ma anche il coordinamento tra i diversi ministeri». E punta il dito «contro i ritardi del Parlamento nella ratifica della Convenzione di Lanzarote», deliberata dal Consiglio d’Europa nel 2007, che prevede l’introduzione del reato di grooming: un’attesa che dura dal 2010 con tanto di disegno di legge depositato.

Serve un’inversione di tendenza anche da parte delle aziende tecnologiche e telefoniche. «L’impegno finora dimostrato non è sufficiente – incalza il presidente di Telefono Azzurro -. Non bastano filtri e campagne pubblicitarie. Occorre dare strumenti di maggiore ed efficace supporto a scuole, Polizia Postale, associazioni». Più di tutto occorre «la responsabilizzazione delle persone – sottolinea Franco Mugerli, presidente del Comitato Media e minori -. Chiedo che ci sia un soggetto forte, come il ministero dello Sviluppo economico, che possa farsi promotore di un tavolo che dia operatività alle indicazioni del Consiglio d’Europa sulla tutela dei minori che utilizzano internet», raccomandazioni chiare, pratiche e che risalgono al 1996. Prioritario il ruolo della scuola nel formare e sensibilizzare studenti e genitori sui rischi e sulle opportunità del web. «Lavoreremo già nelle prossime settimane – assicura Antonio Cutulo, a capo della Direzione generale per lo Studente del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca – nell’ambito del protocollo tra Telefono Azzurro e Miur, a un documento di indirizzo rivolto a tutte le scuole, sin dalle primarie, secondo due direttive: una campagna incisiva sui pericoli che possono celarsi in rete, un’attività di formazione per i docenti».

8 febbraio 2012

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