Angelo e Monica, 6 figli, e un Natale nel segno della semplicità

La testimonianza della famiglia De Santis (Associazione nazionale famiglie numerose): «A volte ci sentiamo soli, ma restiamo aggrappati a una speranza che va al di là delle questioni materiali. E a festeggiare saremo in 25» di L. Bad.

Sicuramente al pranzo di Natale ci saranno i tortellini preparati a mano da sua suocera, come ogni anno. Angelo De Santis, insieme a sua moglie Monica e ai loro sei figli (dai 7 ai 25 anni), si ritroveranno a festeggiare con tanti parenti: una tavolata di 25 persone, allestita con semplicità e calore. Anche se i morsi della crisi si fanno certamente sentire, osserva il capo-famiglia, coordinatore per il Lazio dell’Associazione nazionale famiglie numerose: «Siamo abituati a stringere la cinghia, ma gli aumenti di luce e gas, l’Iva salita al 21% – oltre alle tasse aggiuntive come l’Imu – non ci hanno certo dato una mano. E poi incombono i bolli auto e l’abbonamento alla Rai».

La scure della difficile congiuntura economica si abbatte pesantemente anche sulle circa 800 famiglie numerose di Roma e provincia che fanno parte dell’associazione. Però i De Santis sono allenati a rimboccarsi le maniche: lui, dopo il fallimento dell’azienda alimentare in cui lavorava come amministrativo e sei mesi di disoccupazione, ora è precario e confida che nel periodo senza lavoro le famiglie di origine hanno sostenuto la loro famiglia; Monica, invece, è impiegata al ministero della Giustizia.

I figli sono abituati a dare una mano in casa e non solo: il secondogenito, universitario che studia scienze motorie e pugile dilettante, nel fine-settimana lavora di notte in una catena di abbigliamento americana. «Continuiamo a fare la spesa al discount, dove compreremo pochi prodotti natalizi. Ad Anna, la piccola di casa, qualche regalino e ai grandi pochi euro o una ricarica telefonica. Ma per noi è importante l’aspetto religioso, più che quello godereccio, di queste festività. La tv nuova può aspettare. E anche la macchina», dice Angelo. Che parla con orgoglio dei suoi ragazzi: la primogenita venticinquenne «lavora a L’Aquila nella Guardia di finanza; maresciallo, è fidanzata con un altro maresciallo dell’Esercito impegnato a Viterbo. Stanno mettendo da parte i soldi per sposarsi».

Ieri, 16 dicembre, Angelo e Monica erano alla parrocchia di San Patrizio, dove il Papa si è recato in visita pastorale, perché lì sono volontari del Banco alimentare: con altre coppie dell’Associazione famiglie numerose del Lazio dedicano il loro tempo come volontari per distribuire alimenti a un centinaio di nuclei familiari in difficoltà, «aumentati esponenzialmente nell’ultimo anno: ci sono anche vedove con molti figli. Consegniamo un pacco una volta o due al mese, a seconda della disponibilità. In una giornata abbiamo dato via oltre 3 mila yogurt a breve scadenza e quattro tonnellate di cibo. La prossima consegna? Il 18 gennaio».

Dalle parole di Angelo trasuda una profonda serenità, nonostante i problemi concreti che è chiamato ad affrontare quotidianamente: «A volte ci sentiamo soli, nel senso che percepiamo la distanza della politica e delle istituzioni. Ma restiamo aggrappati a una speranza che va al di là delle questioni materiali. Siamo abituati al sacrificio per far quadrare e conti e i nostri figli hanno una capacità di resistenza maggiore rispetto agli altri. Abbiamo scelto di averli e ne siamo fieri, convinti di aver messo al mondo il futuro del Paese. E poi il Signore provvede sempre, nel modo in cui non ti aspetti».

17 dicembre 2012

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