Il Vaticano II, una “rivoluzione” per la comunicazione

Presentato alla Camera dei Deputati il nuovo libro di monsignor Dario Viganò, dedicato al rapporto tra l’assise di cui ricorre il cinquantenario e il mondo dell’informazione di Massimo Giraldi

Era oggettivamente difficile non tenere conto dei recenti avvenimenti relativi alla rinuncia al soglio pontificio di Papa Benedetto XVI. Ieri, 19 febbraio, presso la Camera dei Deputati, è stato presentato “Il Vaticano II e la comunicazione. Una rinnovata storia tra Vangelo e società”, di monsignor Dario Edoardo Viganò (Edizioni Paoline). A introdurre l’incontro, il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense, che ha osservato come il volume chiami a «riflettere ancora una volta sull’importanza strategica della comunicazione e sul rapporto tra questa e l’educazione». Secondo il vescovo, «bisogna pensare a una proposta comunicativa che restituisca rinnovata autorevolezza al messaggio evangelico».

Al giornalista di Sky Emilio Carelli il compito di moderare il dibattito. A partire dalla constatazione che «appena un mese fa – ha rilevato Carelli – era inimmaginabile il contesto che si è creato e dentro cui si svolge questo incontro, e tuttavia un dato resta fermo: il Vaticano II ha rappresentato un cambiamento notevole per la comunicazione sia verso l’esterno, dal segreto sulle riunioni all’aprirsi di cronache su radio e tv, sia all’interno, come dimostra ad esempio l’approvazione del Decreto Inter Mirifica». Il volume dunque illustra la complessità del contesto storico e religioso nel quale si colloca l’annuncio del Vaticano II e rileva come il Concilio sia iniziato con uno stile di Pontificato assolutamente nuovo in un’epoca in cui, a livello internazionale, si registra un cambio sociale reso evidente dai consumi culturali e dal processo di sviluppo del sistema dei media.

In questa sintesi si ritrovano molti argomenti affrontati nel dettaglio dai singoli partecipanti al dibattito. Alberto Melloni, direttore della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII, ha ricordato che il rapporto tra Chiesa e tv trovò in quella occasione una sorta di “addomesticamento”: la Rai divenne la «monopolista» della Chiesa, che a sua volta intuì che i pericoli insiti nello strumento dipendevano anche dall’utilizzo che se ne faceva. Accanto al magistero delle parole si colloca quello dei gesti. L’immagine, quindi. E sull’importanza dei meccanismi delle riprese, del rapporto luce/persone/ambiente si è soffermato Pippo Baudo, che ha evidenziato, condividendo la sua ricca esperienza di televisione i forti cambiamenti di stile intervenuti tra Pio XII e il suo successore Giovanni XXIII: ieratico, appartato, solitario il primo; propenso ad un dialogo aperto e caldo il secondo. «Vorrei – ha chiosato il presentatore tv- che il nuovo Pontefice assomigliasse a papa Roncalli».

Per Marcello Sorgi, editorialista de “La Stampa”, il punto centrale è che Roncalli capì l’importanza della comunicazione e la mise al centro dell’avvenimento. Anche la definizione di giornalista vaticanista nasce in quella occasione. Più che mai il mezzo è il messaggio, e comunicare è importate quanto ciò che si comunica. Sulla figura centrale di Giovanni XXIII si è soffermato l’autore del libro, ricordando che Roncalli, una volta indetto il Concilio, ne affidò i lavori preparatori non al Sant’Uffizio ma alla Segreteria di Stato. Il Papa poi, che era profondo conoscitore della storia dei Concili precedenti, arricchì l’evento anche della propria capacità diplomatica, acquisita nel corso dei tanti incarichi di nunziatura all’estero. «Il Vaticano II è un Concilio dei media – ha precisato monsignor Viganò – nel senso che i media possono veicolarlo all’esterno, in una situazione nella quale, per paradosso, testate ed emittenti laiche hanno più margini di movimento rispetto a quelle strettamente cattoliche. Roncalli, già ottantenne, indice il Concilio appena 100 giorni dopo l’elezione al soglio: gesto straordinario di una persona anziana. E così Benedetto XVI oggi, anche lui anziano, decide un atto di governo straordinario, un atto di prossimità, un atto di riaffidamento a Gesù. Dal Vaticano II ad oggi, tutto va letto nella prospettiva di Dio. Al di fuori di questo non c’è strada».

20 febbraio 2013

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