A Palazzo Massimo i cigni di Andersen

Si chiama “I regni immaginari” la mostra che raccoglie 43 tavole realizzate con la tecnica del découpage dalla regina Margrethe di Danimarca e ispirate alla celebre fiaba di Francesca Romana Cicero

Sulle ali della fantasia del figlio di un piccolo calzolaio e di una lavandaia si articola la mostra a Palazzo Massimo “I regni immaginari”, ispirata alla favola “I Cigni Selvatici” di Hans Christian Andersen. Un paio di grosse forbici, una serie di immagini, colla e tecniche cinematografiche, hanno consentito ad una regina vera, Margrethe II di Danimarca, di realizzare le 43 tavole di découpage della fiaba che ha allietato, al pari di tutti i bambini danesi e del mondo, anche la sua infanzia. Tavole impiegate poi come scenografie nella versione cinematografica della fiaba la cui proiezione, unitamente ai 12 costumi per gli attori disegnati anch’essi dalla regina, costituisce parte integrante della mostra.

«Molto lontano da qui, dove volano le rondini quando da noi è inverno – si racconta nella fiaba riportata su pannelli bilingui – un re viveva felice con undici figli e una figlia, di nome Elisa. Un giorno il re si risposò con una principessa che allontanò dalla corte gli undici fratelli, trasformati in cigni selvatici, e affidò Elisa a una contadina. Quando compì 15anni, Elisa decise di partire alla ricerca dei suoi fratelli, affidandosi al Signore. Camminò fino a un grande bosco, dove incontrò una vecchia signora che le disse di aver visto 11 cigni con corone d’oro. Al tramonto Elisa vide i cigni, che di notte riprendevano l’aspetto dei fratelli, che le raccontarono la loro vita in un paese al di là del mare, dove si offrirono di portarla in volo.

E così fecero. Durante un viaggio pieno di pericoli, si riposarono presso una grotta. Elisa pregò il Signore di liberare i fratelli dall’incantesimo. In sogno le apparve la fata Morgana, che le rivelò che doveva raccogliere le ortiche che crescevano accanto alla grotta o nel cimitero, e tessere con la loro verde fibra 11 tuniche per i fratelli. Per tutto il tempo non avrebbe dovuto parlare, pena la loro morte. Quando Elisa aveva ormai completato la prima tunica, davanti alla grotta passò il re di quel paese che, incantato dalla sua bellezza, la condusse con sé al castello per farne la sua regina. Al castello, Elisa tesseva in segreto e di notte andava a raccogliere le ortiche al cimitero. Credendola una strega, l’arcivescovo e il re la condannarono a morte. In carcere ricevette come giaciglio le tuniche e i fasci di ortica e Elisa riprese a tessere e a pregare. Quando la portarono sul rogo, giunsero in volo i cigni, sui quali Elisa gettò le tuniche: apparvero 11 bellissimi principi. Solo il più giovane aveva ancora un’ala al posto del braccio, perché all’ultima tunica mancava una manica. Rivelata la sua bontà, il re, felice, fece imbandire le nozze.»

Ispirandosi alla migrazione stagionale di uno stormo di cigni, la fiaba presenta le peculiarità del genere individuate da Vladimir Propp: è un viaggio d’iniziazione alla vita adulta compiuto dai protagonisti con l’allontanamento dalla terra d’infanzia verso nuovi mondi, solcando il mare periglioso della vita. L’elemento soprannaturale o magico sovverte l’ordine logico delle cose mettendo in risalto la fede, l’amore come dono di sé, e il sacrificio per il raggiungimento della felicità. In questa fiaba, come in altre, emerge inoltre il rapporto naturale di Andersen con la cultura popolare, caratterizzata da superstizione e tradizione religiosa medievale. Tre sezioni alludono proprio ai concetti di natura, fede e cultura ai quali sono stati ricondotti i diversi episodi della narrazione.

Anche se non chiare sono le ragioni della scelta di questa sede espositiva che celebra le grandezze di Roma, la mostra ha il suo punto di forza nei disegni di piccolo formato che Andersen eseguì nella città eterna, quando vi soggiornò tra il 1833 e il 1834, per compiere il viaggio di formazione in Italia. I disegni sono eseguiti su fogli che lo scrittore piegava e adattava alla tasca della giacca, pronti per l’uso, per fissare ciò che catturava la sua attenzione: la bottega del salumiere, un funerale ripreso dalla sua finestra, etc. Tracciati sul posto a matita, erano rielaborati a casa con penna e inchiostro. Lo scrittore raccolse questi disegni in un album, acquisito in seguito nel 1906 dal Museo H.C. Andersen di Odense.

“I Regni immaginari” c/o il Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, Largo di Villa Peretti 1. Fino al 9 settembre 2012. Catalogo Electa. Orari: dalle 9 alle 19.45. Biglietto: intero 10 euro, ridotto 6,50 euro; domenica alle ore 10 visita guidata gratuita. Il biglietto consente l’accesso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano ed è valido per 3 giorni. Informazioni: Pierreci, tel. 06.39967700.

12 giugno 2012

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