A Roma almeno 100mila poveri

L’analisi del rapporto presentato dalla Comunità di Sant’Egidio: aumenta il ricorso all’usura per tirare avanti. Mentre la famiglia resta unico ammortizzatore sociale di Jacopo D’Andrea

Nella Capitale vivono almeno 100mila poveri. «Questo il dato riassuntivo del primo “Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio – 2011” della Comunità di Sant’Egidio», dice il portavoce dell’organizzazione trasteverina Mario Marazziti, durante la presentazione, ieri (lunedì 27 giugno 2011) dello studio realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma e il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Dati allarmanti, quelli contenuti nel rapporto e snocciolati da Marazziti. Ben «28mila famiglie romane ricorrono all’usura per tirare avanti mentre il 12% dei romani è in sofferenza bancaria: la media nazionale è il 2%». E ancora: «Una famiglia su 191 viene sfrattata e da 15 anni a questa parte gli affitti nella capitale sono aumentati del 160 per cento (media nazionale di circa il 100 per cento) a fronte di un calo del potere d’acquisto dei salari». Infine, «il 38 per cento delle famiglie laziali è incapace di far fronte a spese impreviste di 750 euro nonché il tasso di disoccupazione per il 2010 a Roma è del 9,1 per cento, mentre nel 2008 si attestava al 5,8 percento».

Dati numerici che preoccupano e portano ad analizzare alcuni aspetti dell’assetto economico di Roma e regione, nonché della situazione dei lavoratori del territorio. Su questi temi riflettono i relatori intervenuti alla presentazione del rapporto di Sant’Egidio: Lorenzo Tagliavanti, direttore della Cna (Confederazionale nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa) di Roma; Giuseppe De Rita, segretario generale della Fondazione Censis; e Innocenzo Cipolletta, imprenditore ed ex direttore generale di Confidustria.

Che affronta il problema degli ammortizzatori sociali. «Negli anni Novanta, vennero tirati fuori i contratti a tempo determinato e tanti giovani ne usufruirono, così che il tasso d’occupazione aumentò», spiega Cipolletta. Ebbene, «il nostro sistema di ammortizzatori sociali attuale è rimasto quello vecchio ideato per i contratti a tempo indeterminato», continua. Con il risultato che «il lavoro flessibile è rimasto tale mentre non esistono misure di ammortizzazione per chi perde un lavoro con contratto a tempo determinato se non la cassa integrazione in deroga: un sistema farraginoso e insufficiente». E la conclusione delle analisi di Cipolletta è un sintetico affresco di un effetto domino divenuto familiare per tanti giovani romani e del Lazio. «Perdono il lavoro, gravando sulle famiglie, unico vero ammortizzatore sociale così che esse risparmiano sempre di più perché hanno paura del futuro che le attende», conclude l’imprenditore constatando che «a Roma non c’è una politica che dà risposte ma solo un’espansione urbanistica a macchia d’olio senza programmazione».

La famiglia è l’unico rifugio per chi perde un lavoro o per quei giovani che non riescono a trovarlo anche secondo il sociologo De Rita: «A Roma deve essere organizzato un sistema d’ausilio per essa, non riorganizzare la città solo in termini di servizi oppure di decoro urbano e di urbanistica».

Tagliavanti delinea, invece, le due tipologie di «nuovo povero» della capitale. «Da una parte, l’over 50 qualificato che perde il lavoro e non lo trova più con un danno per sé e per il resto dell’economia a causa delle capacità accumulate perse. E dall’altra l’imprenditore che pur colpito dalla crisi non può chiudere la propria azienda perché altrimenti non potrebbe rispondere agli impegni bancari e a quelli nei confronti dei dipendenti e dei fornitori». Inoltre, Tagliavanti bacchetta coloro che analizzano i dati dell’occupazione romana un po’ troppo ottimisticamente. «È vero – avvertito il direttore del Cna – nel Lazio sono aumentate le imprese dal 2008 ma sono composte da quei cinquantenni e oltre che con la loro liquidazione le hanno aperte: in media, falliscono dopo due anni».

28 giugno 2011

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