A San Barnaba il fiore all’occhiello è l’oratorio

La parrocchia, guidata da padre Mario Bertola, e la sua varietà di iniziative tutte puntate sulla formazione dei giovani di Torpignattara di Daniele Piccini

Un oratorio aperto sette giorni su sette, frequentato ogni giorno mediamente da 300-500 ragazzi. Il “gioiello” della parrocchia di San Barnaba Apostolo, nel cuore di Torpignattara – quartiere a Est di Roma popolato da 27mila abitanti – lo scorso 13 ottobre ha ricevuto non immeritatamente i complimenti del cardinale vicario Camillo Ruini, in visita alla parrocchia in occasione del 50° anniversario della dedicazione e del 75° di fondazione. In quell’occasione il porporato, incontrando gli operatori pastorali di San Barnaba, ha sottolineato la «straordinaria importanza dell’oratorio per l’impegno formativo».

Il parroco, padre Mario Bertola, della congregazione dei Figli di Maria Immacolata (Pavoniani) cui la parrocchia è affidata, ricorda quel giorno ancora con un certo orgoglio: «Il cardinale Ruini si complimentò per il buon funzionamento del nostro oratorio. Per noi questo luogo, frequentato volentieri anche da nonni e genitori dei ragazzi, è un’ottima occasione di incontrare le famiglie, non solo un cortile dove i giovani vengono a svagarsi». Di spazio per giocare ce n’è, eccome, nei quattro campi polifunzionali dove si svolgono anche corsi di ginnastica e scuola calcio. Insomma il “lavoro” non manca, per i 30-40 animatori che, a turno, gestiscono l’oratorio.

Ma l’impegno di San Barnaba con i più piccoli va oltre. A parte i trenta Lupetti degli Scout (gruppo che comunque incassa adesioni anche da parte di altri giovani, fino ai 18 anni), nell’anno giubilare 2000 è nata una “casa famiglia” che si prende cura di 40-50 ragazzi provenienti da contesti famigliari economicamente e socialmente disagiati. «Questi giovani – precisa padre Bertola, pavoniano bergamasco, a San Barnaba dal ’77 all’84’, poi, dopo una parentesi pastorale a Monza, tornato nel 90’ e parroco della parrocchia di piazza dei Geografi dal ’96 – passano da noi tutto il pomeriggio. Fanno merenda qui, vengono assistiti da alcuni volontari nei compiti scolastici, e poi, verso le 19.30, i genitori passano a riprenderli. È un servizio di cui il nostro quartiere, di estrazione piuttosto popolare, ha piuttosto bisogno».

L’esempio e la testimonianza coerente di carità ripagano. Gli abitanti del quartiere rispondono infatti con entusiasmo alle iniziative pastorali della parrocchia. Ai due incontri mensili di catechesi per adulti; ai tre corsi prematrimoniali annuali frequentati mediamente da 12-14 coppie di fidanzati; al catechismo per la prima Comunione (partecipato da 120 ragazzi) e a quello per la Confermazione (80 circa). E, dopo aver ricevuto la Cresima, i ragazzi non si danno alla “latitanza”, ma vengono ancora coinvolti nelle attività parrocchiali da due gruppi post-Cresima.

Ma, puntualizza padre Bertola, «lo zoccolo duro della parrocchia è senz’altro l’Azione cattolica». «È vero – conferma Katia De Libertis, attiva nell’Ac di San Barnaba – siamo circa 200 e siamo coinvolti, ovviamente insieme ad altri gruppi, in tutte le attività parrocchiali: nel volontariato Caritas, nel catechismo per i ragazzi e per i fidanzati, nel coro parrocchiale intitolato a “Padre Giuseppe Benvegnu” e nel gruppo teatro che il 29 e il 30 marzo si esibirà con “Forza venite gente” di Michele Paulicelli presso la parrocchia Ognissanti. La nostra filosofia, insomma, è prestare servizio ovunque ce ne sia bisogno».

Oltre al gruppo “teatro” – che utilizza un ampio salone dove, all’occorrenza, viene montato un palcoscenico – sul fronte “cultura” si aspettano i rinforzi di una rivista parrocchiale. La pazienza saggia e tenace di padre Bertola lascia presagire che presto San Barnaba riuscirà ad averne una: «Purtroppo – ammette il parroco – l’idea di un nostro giornale non riesce ancora a decollare. Per ora cerco di sostituirlo con una “lettera alla comunità” che scrivo tutti i mesi».

1 aprile 2008

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