Abolito il reato di clandestinità
Approvato dal Senato l’emendamento del Governo che abroga il carattere penale del reato di immigrazione clandestina, trasformandolo in illecito amministrativo. Padre La Manna (Centro Astalli): «Un mezzo passo» di R. S.
Il Senato ha dato via libera all’emendamento del Governo che abroga il carattere penale del reato di immigrazione clandestina, trasformandolo in un illecito amministrativo. I “sì”, nella votazione di ieri, martedì 21 gennaio, sono stati 182, 16 i noi e 7 gli astenuti. Questo il testo approvato: «Abrogare, trasformandolo in illecito amministrativo, il reato previsto dall’articolo 10 bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n 286, conservando rilievo penale alle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia».
In concreto, per quanti entreranno illegalmente in Italia la prima volta resta l’espulsione, ma senza procedimento penale. Mantengono invece valenza penale le violazione di provvedimenti amministrativi emessi in materia di immigrazione, come ad esempio rientrare in Italia dopo esserne stati espulsi. L’abolizione del reato di clandestinità «può essere un contributo per andare verso una totale revisione del sistema di trattenimento degli immigrati che vivono situazioni di irregolarità amministrativa – dichiara Oliviero Forti, responsabile dell’Area immigrazione di Caritas italiana -. È chiaro che noi chiediamo la chiusura dei Cie, se questo è un primo passo l’accogliamo con grande favore”.
Parla di «un mezzo passo» anche padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli: «Un mezzo passo verso l’eliminazione della criminalizzazione di chi ha la fortuna di arrivare vivo in Italia». Restano in sospeso, per il religioso, «tante vergogne di cui il Governo dovrebbe farsi carico, senza perdersi in dichiarazioni che possono alimentare la chiusura e la discriminazione nei confronti di tantissime persone per bene, costrette a fuggire da guerra, persecuzioni e miseria». Padre La Manna critica anche la dichiarazione del ministro degli esteri Emma Bonino secondo cui «tra milioni di rifugiati» vi sono anche «cellule dormienti» in materia di sicurezza. «È una battuta veramente fuori luogo – commenta -. I terroristi non vanno a mangiare alla mensa dei poveri come fanno i profughi ma viaggiano su aerei e dormono e mangiano nei grandi alberghi. Direi al ministro Bonino e a chi ci governa di preoccuparsi invece delle tante persone per bene che dormono all’aperto, senza assistenza da parte delle istituzioni».
L’abolizione del reato di clandestinità, per il direttore della Fondazione Migrantes monsignor Giancarlo Perego, «è un ritorno ad una corretta lettura dell’immigrazione che guarda al diritto delle persone di migrare e al dovere di rispettare le leggi che regolano l’immigrazione. Senza costruire muri né avere una visione esasperata dell’immigrato come un nemico da cui difendersi». Riguardo poi al rischio d’infiltrazioni terroristiche, puntualizza: «Spetta alle forze di polizia individuare eventuali aspetti in questo senso ma ricordiamo che non deve mai venir meno la tutela dei diritti di chi sta fuggendo, tramite servizi di accompagnamento alle persone».
22 gennaio 2014