Al Gemelli una statua in memoria di Papa Wojtyla

Si chiama “Non abbiate paura!” il monumento in marmo realizzato dallo scultore toscano Stefano Pierotti. La benedizione del cardinale Stanislaw Dziwisz di G. Gaz.

«Non abbiate paura!». La celebre frase pronunciata da Papa Wojtyla il 22 ottobre 1978, nell’omelia della Messa per l’inizio del suo pontificato, dà il nome alla statua inaugurata ieri (martedì 30 giugno) e benedetta dal cardinale Stanislaw Dziwisz – che fu, lo ricordiamo, segretario particolare di Giovanni Paolo II – nel piazzale d’ingresso del Policlinico Agostino Gemelli. Il monumento in marmo bianco, realizzato dallo scultore toscano Stefano Pierotti, si trova proprio su quel piazzale sul quale Giovanni Paolo II era solito affacciarsi, dalla finestra dell’appartamento al 10° piano, per recitare l’Angelus domenicale e benedire i fedeli durante i suoi ricoveri. In tutto 9, per un totale di 153 giorni e 152 notti. E proprio in una di quelle occasioni, durante la degenza in ospedale del 1996, il Papa venuto «da lontano» definì il Gemelli «il Vaticano III», considerando il Policlinico la sua terza casa, insieme a quelle di Roma e di Castelgandolfo.

La forma della piazzetta ottagonale e le panche ricreano un’analogia con le chiese, dove il sacerdote poggia su una sorta di trono dotato di lungo schienale, a differenza dei fedeli che ascoltano la Messa seduti su semplici panche. «Questa opera – spiega Antonio Cicchetti, direttore amministrativo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – è stata pensata già dall’aprile del 2005, per ricordare in maniera tangibile in questa sede romana della Cattolica la figura di Giovanni Paolo II, che tanto ha legato il suo nome a quello del Policlinico, che attraverso di Lui divenne in tempi rapidi noto in tutto il mondo, accrescendone la fama e il prestigio. Tutti coloro che affluiranno al Gemelli – prosegue Cicchetti – con il loro carico di problemi, di sofferenza e di speranza, vedendo la figura del grande Pontefice non potranno non ricordare quel “non abbiate paura” che ha contribuito a indirizzare il corso della storia».

Come racconta Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica «la statua è destinata a costituire ben più di un monumento affinché la memoria resti viva e possa essere consegnata intatta alle generazioni che verranno, ben più di un momento di rinnovata commozione e filiale devozione a chi per oltre ventisei anni ci è stato Padre santo e caro. La statua – prosegue Ornaghi – suggella l’intrecciarsi della vicenda umana di Giovanni Paolo II con il Policlinico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore». Che, secondo i desideri del suo fondatore, il medico, francescano e rettore Agostino Gemelli, «tutti quelli che lavoreranno per l’Università cattolica e nell’Università non dimentichino mai che il Papa – il solo che può disporre dell’Università e del suo indirizzo e la cui Parola santa deve essere ascoltata e attuata – sempre sarà il prediletto del sacro Cuore di Gesù e noi, servendo Lui, serviamo Gesù Cristo e lo facciamo regnare».

Il cardinale Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, ricorda infine, che «il Policlinico Gemelli fu la prima meta toccata da Papa Giovanni Paolo II al di fuori dei confini vaticani». Wojtyla fece infatti, il 18 ottobre 1978, due giorni dopo la sua elezione al soglio di Pietro, all’amico polacco e futuro cardinale monsignor Andrzej Deskur, lì ricoverato. «Anche la sua ultima uscita dalla Città del Vaticano – conclude il cardinale – ha avuto il Policlinico Gemelli come destinazione. Per un misterioso disegno, l’intera arcata pontificale ha così il Gemelli come punto di esordio e approdo finale».

1 luglio 2009

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