Alcol, pericolo sottovalutato ma in crescita

Tra i giovani, specie tra i 14 e i 24 anni, si assiste al maggiore incremento nel consumo: diventa più precoce l’età del primo bicchiere di Massimo Angeli
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«La mia storia con l’alcol è durata 15 anni, ho cominciato che ne avevo 18 e ho proseguito fino a 33 – racconta Barbara, tra i responsabili degli Alcolisti Anonimi nel Lazio -. All’inizio riuscivo a controllarmi, ma gli ultimi otto anni sono stati terribili. L’alcol si era preso tutte le mie energie, ero un vegetale, eppure non credevo di essere alcolista – continua -. Stavo male ma non accettavo aiuti, pensavo che potevo farcela da sola, ma non era così». Testimonianza drammatica degli effetti di un problema spesso sottovalutato ma con pesanti conseguenze. Ogni anno (dati Istat) muoiono in Italia a causa dell’alcol circa 40mila persone, e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono attribuibili al consumo di alcol il 10% di tutte le malattie. I costi sociali sono quantificabili nel 5% del Pil (oltre 40miliardi di euro l’anno). Eppure quando si parla di alcol, sono tutti pronti al “sorrisetto”. «In un Paese in cui il 98% della popolazione beve vino, è difficile parlarne come di una cosa che faccia male – spiega Massimo Cecchi, psicologo esperto di alcolismo -. Il vino è da sempre sulle nostre tavole; è facile cominciare a bere per provare, anche se poi si finisce a farlo per acquisire stati mentali particolari, come vincere la timidezza. Per i giovani l’alcol è legato al tempo libero, è un mezzo per fare baldoria, per stare in gruppo e, spesso, da strumento, diventa il fine dello stare insieme».

«Il consumo di alcol rappresenta uno dei principali fattori di rischio malattia, mortalità prematura e disabilità, eppure il fenomeno non viene percepito come un problema – interviene Valentino Patussi, presidente della Società italiana di alcologia -. La popolazione è poco attenta e chi vuole può permettersi di forzare diverse situazioni». Come violare la legge 125 del 2001, che vieta di presentare l’alcol nella pubblicità come un fatto positivo, o come vendere alcol ai minori di 16 anni. Proprio tra i giovani, specie tra i 14 e i 24 anni, si assiste al maggior incremento nel consumo di alcol. Maggiori qualità di prodotti (designer drinks, alcolpops, ready to drink) e maggiori opportunità di consumo (Happy Hour, Free Drink, Wine Bar) hanno fatto dell’Italia il Paese dove si consuma più precocemente il primo bicchiere: 11-12 anni, l’età più bassa nell’Unione Europea, dove la media si aggira sui 14 anni e mezzo. «L’approvazione della legge quadro sull’alcol è stata un fatto positivo, ma a livello europeo ci sono normative che dovrebbero essere riprese – dice Patussi -, come quelle sulle sofisticazioni o sulle etichette. Nel 2001 pressioni dei produttori e dei distributori hanno impedito che si regolasse anche quest’aspetto. Ma le etichette dovrebbero avvertire che l’alcol fa male alla salute».

«L’alcol è metabolizzato dal fegato, ma gli effetti tossici ricadono sul sistema nervoso centrale e sul cuore – spiega Eugenio Gaudio, direttore del dottorato di ricerca in Epatologia sperimentale all’Università La Sapienza -. La sua assunzione è correlata al cancro all’esofago, alle pancreatiti e alle gastriti, peggiora l’ulcera e diminuisce le prestazioni muscolari». Gravi i danni che può provocare in organismi non ancora maturi come quelli dei giovani. «Basta pensare che il cervello si sviluppa fino ai 20-21 anni per capire i rischi che corrono i nostri ragazzi». Una bella favola è quella degli antiossidanti che combatterebbero i radicali liberi responsabili dell’arteriosclerosi e dell’invecchiamento. «In un litro di vino si registrano mediamente 0,6-0,8 milligrammi di resveratrolo – spiega Patussi -, ma per ottenere effetti di “protezione” e ridurre il rischio vascolare, i farmaci antiossidanti che prescriviamo contengono 1000 mg di principi attivi simili al resveratrolo». Bisognerebbe, insomma, ingerire dai 1.200 ai 1.600 litri di vino al giorno per avere effetti positivi sul cuore, ma assolutamente deleteri per tutto il resto.

Di alcol e percorsi di recupero si parlerà il 15 dicembre in un convegno organizzato da Caritas, Alcolisti Anonimi e Istituto Superiore di Sanità. «La cura del povero, spiritualità, solidarietà e professionalità» il titolo del simposio in programma nella sede dell’Iss di via Regina Elena 299, a partire dalle 9.

4 dicembre 2005

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