“Amo dunque sono”: la sfida per l’uomo nuovo
di Angelo Peluso
Dopo aver visto alcune tipologie delle coppie odierne, facciamo una serie di riflessioni sul come mai si finisca con il proporre una eccessiva rigidità comportamentale e di conseguenza una qualità di vita affettiva molto scadente, illusoriamente compensata dall’iperattività o scenografie ad effetto.
Alcuni tipi di riduzionismi antropologici nella cultura dei mass media portano a dire “sento dunque sono. Io sono le mie emozioni”, “funziono dunque sono. Io sono le mie prestazioni”,”comunico dunque sono. Io sono i miei messaggi” e infine “ho dunque sono. Io sono i miei beni materiali”. L’uomo nuovo deve invece poter dire “amo dunque sono”.
Ma il vero dramma moderno è che quella odierna è una società che si è modellata sull’usa e getta, sul desiderio di consumo, sull’impegnarsi finché si ha voglia, senza assumersi responsabilità di qualsiasi genere. Senza un impegno esclusivo e nel tempo, i nostri legami sono fragili e anche il rapporto d’amore risulta esasperatamente insicuro. Questo crea uno stato di ansietà permanente in cui è sprofondato l’uomo d’oggi.
Se è vero che la coppia è incontro di identità e di storie di vita diverse , allora amare significa saper cogliere il non detto,percepire le sofferenze,valorizzare l’identità altrui, sapere ascoltare un’altra storia di vita,valorizzare e sostenere le identità invisibili o di poco conto, non aver paura delle proprie debolezze,saper scrivere una storia comune pur nella diversità, saper donare un sorriso e tendere una mano,non pensare che i problemi del mondo non ci riguardino.
Solo così potrà nascere la vera l’intimità che farà strada alla complicità cioè sentire la presenza dell’altro con tutta la sua diversità dentro di noi, con amore e con rispetto, riuscendo a rivestire il ruolo di chi parla e di chi ascolta arrivando ad un senso critico di se stesso. Questo implica camminare sulla stessa strada verso una meta comune non rigorosamente determinata, ma modificabile sulla base delle rispettive esperienze e conoscenze che diventano “territorio di entrambi” come una sorta di patrimonio genetico condiviso con il meglio di sé.
La coppia capace di un tale traguardo non sarà mai prigioniera di presunti criteri di normalità, illusioni farmacologiche, miti televisivi e modelli della pubblicità.
Una coppia non può vivere nella limitatezza della propria casa con le sue gioie e i suoi dolori chiudendo le porte a tutto ciò che crea possibili turbamenti. Una coppia deve abbracciare anche la storia del mondo, quella dello sconosciuto che sta accanto, quella di chi soffre per la guerra e per la fame anche a distanze incalcolabili di chilometri e di coinvolgimento emotivo, di chi ha subito discriminazioni o ingiustizie di ogni tipo; deve perciò prendere una sua posizione di fronte a fenomeni dilaganti che offendono la dignità della persona.
Una coppia vera è quella che riesce ad essere una carne sola pur nella viva diversità di due personalità, è contenta di ciò che ha, accetta i propri limiti vicendevoli, vive nella cooperazione e soprattutto è orgogliosa di essere trascinante e propositiva per cambiare la società con le sue sconcertanti contraddizioni.
Ma come ho spesso sottolineato, la nostra vera unica forma per vivere in serenità è proprio la preghiera. La preghiera apre le porte chiuse del silenzio, trasforma ogni dolore in speranza e dona equilibrio interiore oltre alla forza di saper trasmettere coraggio e gioia di vita. La preghiera è la strada che ci porta a contatto con Dio, che ci fa vedere Dio in ogni essere umano, e ci rende protagonisti del suo disegno trasformandoci in messaggeri del suo messaggio. La preghiera è l’unica essenza che ci renda felici perché testimonia il significato della nostra presenza nel mondo.
Gli sposi devono pregare di più e affidare a Colui che li ha uniti le loro gioie, speranze, angosce, problemi, dubbi, tormenti. Preghiera non come chiusura su di sé, ma come totale affidamento a Colui che ci ha creato e redento ma che non può tenerci nella sua mano se non glielo chiediamo assiduamente, con l’affidamento più pieno.
Un uomo e una donna capaci di costruire tutto questo sapranno dare la vita a bambini felici.
10 aprile 2009