«Apocalypto», violenta la nuova sfida di Gibson
Film in cui il protagonista è la ferina lotta per la sopravvivenza. Difficile per molti, più che mai per i minori di Massimo Giraldi
Arriva nelle sale «Apocalypto», l’attesa pellicola di Mel Gibson. La storia è collocata al momento del crollo della civiltà Maya. Nelle foreste dello Yucatan la vita di un uomo (Zampa di Giaguaro) e della sua famiglia viene sconvolta dall’arrivo di una tribù nemica, che lo destina al sacrificio per placare gli dei dopo la carestia che ha decimato il regno. Una storia d’avventura, detta così. In realtà Gibson compone la vicenda nell’ottica della ferina lotta per la sopravvivenza, facendo di Zampa di Giaguaro il protagonista di un’atroce “via crucis”, che finisce con la salvezza dell’individuo, l’unica possibile di fronte ai guasti della collettività. Il crollo di una civiltà divorata dal proprio male, nel film, si fa discorso antropologico difficile, all’interno del quale la violenza rischia di diventare l’aspetto più evidente. La visionarietà dell’inquadratura è riempita dall’incalzare di situazioni che sfociano nella tortura, nella paura dello strazio fisico incombente. Film problematico, dunque, e difficile per molti, più che mai per i minori. In Italia, invece, è stato “promosso per tutti”. Atteggiamento incomprensibile, che fa riflettere sulla confusione circa i valori educativi e di rispetto per l’età più indifesa.
8 gennaio 2007