Arterritory alla Centrale Montemartini
Un percorso interattivo tra sculture, pitture e installazioni, alla scoperta di 22 artisti contemporanei di Francesca Romana Cicero
La Centrale Montemartini, mirabile esempio di archeologia classica e industriale, si apre a nuove forme di sperimentazioni visive. Attraverso una collettiva di 22 artisti contemporanei le stratificazioni della storia, la memoria ed il radicamento urbano, si contaminano. Lo scopo è d’indurre il visitatore ad intraprendere un viaggio reale e “visionario” su un territorio post urbano. Territorio – come l’area urbana Ostiense – inteso come risorsa e quindi soggetto a numerosi interventi di riqualificazione.
Il percorso della mostra è interattivo e comprende opere pittoriche e scultoree, installazioni e “video art” che dovrebbero innescare meccanismi atti «alla rideterminazione dell’uomo con le cose e ad una rinnovata dialettica con se stesso» (Scudero), ed evidenziare la necessità impellente di appartenere ad una cultura e ad un territorio specifico. Tutto è teso a superare la perfezione formale dell’opera d’arte, nonché la dissoluzione dei suoi possibili valori e significati.
Si tratta di un’operazione culturale difficilmente fruibile dal vasto pubblico, disorientato da soluzioni prospettiche e coordinate spazio-temporali estremamente innovative. Visitatore a disagio nella solitudine delle sue percezioni, nonostante la pertinenza tra temi e struttura ospitante. In tal senso si consiglia di usufruire dei laboratori didattici – differenziati per fasce d’età – per interpretare, o meglio decodificare, le opere.
Il Museo è concepito non solo come luogo che custodisce tesori che appartengono al passato, ma anche come una sorta di laboratorio o work in progress. Le istituzioni museali e le strategie espositive si adoperano per trasformare il museo in uno spazio attivo dove i curatori, gli artisti e gli stessi visitatori contribuiscono alla creazione dell’opera d’arte, mai perfettamente conclusa.
Del resto il percorso ideato – che comprende le vedute aeree della New York del 1971 tratte da un vecchio libro del Touring Club Italiano; un busto in silicone, sulla cui nuca si apre un piccolo monitor; una creatura metallica; rappresentazioni del gasometro e molto altro – si conclude con un video che allude simbolicamente ad un ritorno alla vita quotidiana, con dei bambini giocano in strada con un pallone gonfiabile. Quotidianità nella quale ricollocare la Montemartini. Il percorso si apre e si chiude sul territorio. Era infatti iniziato idealmente proprio dal graffitismo di Keith Haring, dalla sua “Street Art”, caratterizzata da figure primitive eseguite con gessetti bianchi su fogli neri, che servivano a coprire le pubblicità di New York.
24 gennaio 2007