Assistenza domiciliare inadeguata:nel Lazio cresce la domanda di Rsa
Nel comune di Roma sono 54 le case famiglie per persone gravemente disabili, con 384 utenti e 496 in lista d’attesa. Nel Lazio più di 2.500 in Rsa, ma ne fanno richiesta 6mila persone: 3175 a Roma e provincia da Redattore Sociale
Nel comune di Roma sono 54 le case famiglie per persone gravemente disabili, in cui sono ospitati complessivamente 384 utenti (rilevazione dai municipi al 31/3/2011). Le persone in lista d’attesa sono invece 496. La situazione in provincia di Roma, e nelle altre città della regione, non è migliore. Ancora più elevata è la richiesta per le Rsa (residenze sanitarie assistenziali): all’ottobre 2010 a Roma sono ospitate 993 persone, per lo più anziane. In tutta la regione gli ospiti arrivano a più di 2500. Ma c’è una domanda rilevata per più di 6mila persone (di cui 570 disabili): più della metà, ben 3175, a Roma e provincia. Un aumento della domanda legato «all’insufficienza e all’inadeguatezza del servizio di assistenza domiciliare, il servizio di gran lunga più richiesto dai disabili e dalle loro famiglie». Lo sottolinea il Secondo rapporto sulla povertà 2012 a Roma e provincia, presentato ieri, 15 gennaio, a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio.
L’assistenza domiciliare è insufficiente e mancano le risorse. Il rapporto ricorda che secondo un’indagine del Censis per la Fondazione Cesare Serono sulla domanda di cura per sclerosi multipla e autismo, ben il 72 per cento degli intervistati richiede con urgenza un potenziamento dell’assistenza domiciliare. Per conto di Roma Capitale chi si occupa di questo servizio è il SAISH (Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona con handicap). Dovendo rispondere a una richiesta cresciuta negli anni in modo esponenziale, questo servizio ha avviato una sperimentazione in 4 diversi municipi di Roma per razionalizzarne l’organizzazione senza un aumento del budget a disposizione. Sono previsti 3 diversi livelli assistenziali: basso (5 ore settimanali), medio (8 ore), alto (14 ore settimanali in tutto). «Anche nei casi di maggior gravità l’assistenza prevista aiuterà il disabile a malapena ad uscire dal letto la mattina e a ritornarci a sera E durante il giorno? – si legge nel rapporto -. Bisogna accontentare tutti, cercando anzi di raggiungere più persone possibili, ma utilizzando le stesse risorse di prima».
Situazioni insostenibili: al X municipio la lista d’attesa è di anni. Sant’Egidio evidenzia anche alcune situazioni insostenibili. Come quella di Betty, una ragazza con sindrome di Down di Ostia, che vive con la madre, a sua volta disabile e anziana, non in grado di lavarla, vestirla, come pure di cucinare per entrambe. L’assistenza domiciliare erogata, in questo caso, è di un’ora al mese da 2 anni (Progetto “sollievo”). «Ogni tentativo di farla aumentare è andato fallito. Nei municipi che non sono interessati dalla sperimentazione del nuovo modello, la situazione è ancor più triste e scoraggiante: nel portale del Saish del municipio X, ad esempio, si legge chiaramente che la lista d’attesa è di alcuni anni – continua il rapporto -. Nella presentazione della riforma dell’ottobre 2011 si era parlato di abbattimento del 30% delle liste d’attesa, assistenza a 1.700 persone in più, terapie di gruppo, costi standard dei pacchetti dei servizi erogati per uniformare i costi dell’assistenza nei vari municipi. Il tutto a risorse invariate».
È urgente l’integrazione tra sociale e sanitario. Lo studio ricorda anche che nell’aprile 2012, terminata la fase sperimentale, si è tenuta in Campidoglio un’assemblea con le associazioni dei disabili e delle loro famiglie. «L’introduzione della scheda di rilevazione del bisogno assistenziale – strumento principale della riforma – sembra in realtà penalizzare e non valorizzare la presenza residuale di un genitore, spesso anziano e anch’esso disabile. Per non parlare dell’ennesima sottovalutazione dei disabili mentali: la relativa autosufficienza motoria negli atti della vita quotidiana fa risultare spesso un punteggio finale molto basso, anche se di fatto la necessità di un aiuto è praticamente costante – si legge -. Ancora una volta un miglioramento “burocratico”. C’è urgenza di integrazione tra sanitario e sociale, in primo luogo per razionalizzare la spesa. Non si capisce, infatti, come possa accadere che disabili gravi fatichino a rimanere in casa, nonostante lo desiderino, perché il municipio non ha fondi per l’assistenza domiciliare, e poco distante l’Asl organizzi una vacanza a Sharm el Sheik per un gruppo di disabili lievi».
16 gennaio 2013