Bargellini e Betocchi, le lettere
Il dibattito epistolare tra lo scrittore poi sindaco di Firenze e il poeta-tecnico piemontese negli anni del fascismo di Marco Testi
Una delle avventure più importanti per quello che riguarda la cultura cattolica nell’Italia del Novecento è stata «Il Frontespizio»: dal 1929 al 1940 questa rivista ospitò le firme di alcuni dei protagonisti di una fase in cui si raggrumavano e prendevano corpo i progetti del primo decennio. Lentamente l’utopia anarchica si distingueva dalla violenza verbale futurista e poi fascista, il pensiero crociano prendeva le distanze dall’attualismo idealistico e nel contempo proponeva una forma di immanentismo filosofico, il cristianesimo più attento ai tempi meditava sull’isolamento a destra e a sinistra e si interrogava su cosa significasse l’impegno nel presente del cristiano, ed ecco «Letteratura e vita», il basilare saggio di Carlo Bo proprio sul numero X del «Frontespizio» del 1938, che rappresenta un punto di riferimento nel dibattito del tempo. Ora questo «Lettere tra Piero Bargellini e Carlo Betocchi», edito da Interlinea, ci riporta dentro il dibattito che vide protagonisti l’organizzatore-scrittore, poi sindaco di Firenze, e il poeta-tecnico piemontese negli anni del fascismo e anche dopo. Ne emerge un quadro tutt’altro che idillico dei rapporti tra redazione e collaboratori (Bargellini lamentava l’eclissarsi degli amici del «Frontespizio» nei momenti difficili), sospetti, vere e proprie stroncature, soprattutto quella inattesa di Bernanos, cui Bargellini dedica parole davvero ingenerose. Ma abbiamo il polso della situazione di quegli anni e assistiamo così in diretta alla genesi e alla rielaborazione di alcune poesie, dell’esordio di collaboratori poi divenuti importanti, come il poeta Luigi Fallacara, e comunque all’intrecciarsi di rapporti tra i protagonisti di quel tempo, come l’onnipresente Soffici, Giordani, Papini e molti altri. Dal punto di vista squisitamente letterario si assiste alla definitiva condanna della letteratura decadente, compiaciuta, neo-estetizzante, demonizzata fino alle radici più lontane, quel Rimbaud tanto amato da Betocchi e che ora lo stesso poeta deve condannare come esercizio luciferino di egotismo, e al recupero di quel Leopardi maestro di controllo e di virile sguardo sulle cose del mondo.
«Lettere 1920-1979 tra Piero Bargellini e Carlo Betocchi», Interlinea, 20 euro
19 febbraio 2006