Mussapi, teatro religioso con “Resurrexi”
Jaca Book propone il testo in cinque quadri, scritto per l’opera omonima musica da Alberto Colla e andata in scena a Verona nel 2006 di Marco Testi
“Resurrexi” è il titolo del primo esperimento di teatro religioso di Roberto Mussapi: un testo in cinque quadri che fu scritto per l’opera omonima, musicata da Alberto Colla, andata in scena a Verona nel 2006, in occasione del quarto Convegno ecclesiale nazionale.
La risurrezione del Cristo, dunque, diviene dramma. Come è possibile parlare dell’oltre-la-morte rasentando costantemente il rischio del già detto e, d’altra parte, dell’indicibile? Mussapi tenta la strada della riflessione sul tempo. Riflessione però è un termine limitativo per “Resurrexi”, perché in Mussapi c’è la coscienza che il pensiero sia davvero limitante e che la ragione rischi di farci vedere solo una piccola parte di quello che dovremmo e potremmo.
Sembra quasi di rileggere il Mussapi de “La polvere e il fuoco”, dove la circolarità del tempo assume in sé ogni differenza. “Resurrexi” è la celebrazione drammatica di questa intuizione radicale: l’amore inconsapevole, al di sopra di ogni cosa, lo sguardo che ama valgono infinite volte qualsiasi costruzione culturale. Il fondamento primo e ultimo di “Resurrexi” è dunque il tempo, o, per meglio dire, quello che noi chiamiamo tempo. Il Cristo è la porta, come l’icona di Florenskij, che mette in comunicazione il tempo umano e il non tempo dell’eternità. «Resta l’ombra del tempo, non il tempo,/ la meridiana compie il suo cerchio/ restando immobile infissa nel suo centro (…)/ Il tempo è trasparente, non scorre,/ ma si dilata eppure resta infisso/ nell’incessante movimento fermo (…)».
Ma la risurrezione è un limite soprattutto interiore, che non si può oltrepassare se non dismettendo le certezze della logica e della cultura. Lo stesso dio-uomo affronta lo spasimo del dubbio per amore dell’altro, di una madre che potrebbe essere abbandonata quando tutta la sua vita è stata un solo atto di dimenticanza di sé per amare fino in fondo. Il dio che sta per morire confessa un’unica paura: «Fu quando vidi mia madre piangere,/ e ho avuto paura che tu la lasciassi/ sola anche soltanto per un istante». L’enigma dell’amore è inscritto proprio in quella capacità di sprofondare nel divino senza richiesta di risarcimenti, senza volontà di conoscenza e di razionalizzazione: «Lei non ha mai dubitato di te, lei ignorante/di tutto ciò che non fosse suo Figlio».
È probabile che la chiave di “Resurrexi” sia in questa coraggiosa lettura di un colto poeta e traduttore che considera seriamente il rischio che tutto ciò che ha formato il suo mondo e la sua concezione dell’esistenza sia in realtà vano. La forza che questo testo sprigiona non è di natura culturale in senso stretto, ma risiede nel guardare fino in fondo la sfinge dell’esistenza attraverso non più gli occhi della letteratura ma della constatazione della vacuità di quelli che ritenevamo i nostri «tesori».
“Resurrexi”, Roberto Mussapi, Jaca Book, 12 euro
21 giugno 2010