Bobin, la vita di fronte alla morte
“Più viva che mai”, un romanzo che parla a una donna deceduta come se fosse viva e presente. Perché non si scompare mai del tutto di Marco Testi
Un inno alla vita e all’amore con la A maiuscola. “Più viva che mai” di Christian Bobin è una storia che parla di una donna vicina al cuore, che non c’è più. Lo scrittore francese, noto per il suo “Francesco e l’infinitamente piccolo”, parla al presente, parla a questa donna – morta improvvisamente all’età di 44 anni – come se fosse presente, perché sa che non si scompare mai del tutto. Soprattutto va controcorrente, perché non parla di mente, di rassegnazione alla fine, ma di cuore. Sotto la costellazione del cuore, in questo racconto intimo che non può neanche essere considerato un romanzo, cadono diverse cose: la fede, i dubbi, la nostalgia e il dolore, l’amore, la storia comune. «L’evento della tua morte ha polverizzato tutto in me. Tutto, eccetto il cuore».
Quest’accezione di cuore sarà sicuramente tacciata da qualcuno di anacronismo, ma permette di evitare intellettualismi, giochi verbosi. Va al centro del discorso. Quando si scopre la profondità di un amore, di un’amicizia, anche a causa della forzata separazione, non è difficile rinunciare a secoli di logica pura e di empirismo mal digerito. «Sei arrivata ai tuoi quarantaquattro anni con un cuore di sedicenne, e in quel cuore non c’è posto per la stanchezza raziocinante, per la rassegnazione al peggio».
Il dolore sconvolge tutto quando arriva a occupare la tua vita. Non è il problema di trovare la consolazione al nulla costruendo la speranza dell’Aldilà, ma, al contrario, è la prova dell’esistenza di una grande forza che sta dentro l’uomo e che arriva a percepire ciò che lo scientismo o il determinismo bruto vedono solo come materia. Questo libro è dunque il dialogo (perché ci sia dialogo bisogna essere in due) tra una persona nel qui e nell’ora e una che non vi è più, e che lascia intuire quanto di profondamente vero ci fosse nella teorizzazione provenzale dell’amor de lonh. Solo che in Provenza quell’amore era spesso un espediente retorico, mentre per Bobin si tratta della realtà. Di una tragica realtà. Ma l’autore-narratore sembra dirci che il tragico diventa altro. Sembra quasi che l’autore di “Francesco e l’infinitamente piccolo” si diverta a dissacrare il tempio tutto umano della cultura borghese degli ultimi centocinquant’anni, mettendo nel sacco psicoanalisi, letteratura fine a se stessa, chiacchiericcio.
“Più viva che mai” rappresenta quindi un vero un inno d’amore alla vita, a tutto ciò che essa ci reca. Non è però un libro edulcorato e scioccamente ottimista: anzi, è davvero realista, se a questo termine vogliamo dare non l’accezione ottocentesca di fedeltà all’oggetto, ma di accettazione di ciò che l’uomo porta, come inestinguibile dono, dentro di sé.
“Più viva che mai. Una storia d’amore dura per sempre”, C. Bobin, San Paolo, 72 pagine, 8 euro
5 luglio 2010