Befera: «Va combattuta l’evasione fiscale»

Per il direttore dell’Agenzia delle Entrate «occorrono strumenti forti per il recupero delle tasse. Nessuno pensa cosa sarebbe l’Italia senza quel buco di 120 miliardi l’anno di contributi non pagati» di Graziella Melina

In Italia la pressione fiscale sta raggiungendo livelli insostenibili. Di pari passo, sembra non arrestarsi l’evasione fiscale. In un anno, spiega Attilio Befera, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, tocchiamo i «120 miliardi di evasione». Complice la crisi economica e l’urgenza di far risanare il bilancio dello Stato, la verifica tra redditi dichiarati e tasse pagate si sta facendo sempre più serrata. I controlli negli esercizi commerciali, per esempio, sono massicci e ormai fanno clamore. Eppure, tiene a precisare Befera, si tratta solo di «operazioni ordinarie». Il vero problema, spiega il direttore dell’Agenzia delle Entrate, riguarda piuttosto la «cultura civica» e il «senso profondo dell’equità fiscale»: «occorre opporsi all’evasione fiscale – argomenta infatti Befera – non solo per necessità finanziarie contingenti, ma anzitutto per un principio civile di uguaglianza di fronte alla legge. Si tratta di un principio fondamentale di equità infranto – ribadisce – per il semplice fatto che, se sono tanti a evadere, sono però moltissimi quelli che non lo fanno».

Direttore, innanzitutto come è andata l’operazione di controllo che avete effettuato a Roma tra l’8 e il 9 marzo in circa 70 esercizi commerciali.
È andata bene. I risultati sono in linea con quello che ci aspettavamo. Ma sono operazioni ordinarie, non hanno nulla di sensazionale o di particolarmente rilevante.

Però è indubbio che di controlli negli ultimi tempi se ne stanno facendo tanti e in modo massiccio.
Ma no, i controlli li facciamo da tempo, la Guardia di Finanza ne fa molti più di noi. Credo che sia cambiato un po’ il clima, per cui fanno notizia cose che ieri non facevano notizia.

Sta di fatto però che, a proposito dei cosiddetti blitz di controllo, c’è chi paragona il clima che si è venuto a creare a quello di uno stato di polizia tributaria. Lei come commenta?
Non credo ci sia uno Stato di polizia tributaria, sono ben altri gli Stati in cui ci sono situazioni poliziesche. Io commento semplicemente che abbiamo 120 miliardi di evasione l’anno, che occorrono strumenti forti per il recupero di questa evasione, e occorre un’azione di dissuasione, di convincimento e di cambiamento di cultura per recuperare questi denari. Nessuno pensa che cosa sarebbe oggi l’Italia se quei 120 miliardi di evasione non ci fossero mai stati. Forse staremmo diversamente e meglio.

Ma i soldi recuperati attraverso la lotta all’evasione che fine faranno? Verranno utilizzati per abbassare le tasse?
Noi siamo Agenzia delle Entrate non delle spese, quindi il nostro compito è semplicemente di recuperare, dopodiché è il Governo che decide come utilizzarli.

Alcune aziende medio piccole, fra quelle che hanno ricevuto cartelle esattoriali, lamentano il fatto che sono costrette a chiudere proprio perché non riescono a pagare gli enormi importi richiesti. Lei cosa ne pensa?
Le cartelle esattoriali sono conseguenza di imposte non pagate precedentemente. Quindi, se le imprese vogliono vivere non pagando le imposte, devono trovarsi uno Stato dove questo è possibile. Non certo è possibile in Italia, come in nessun Paese occidentale

In Italia però la pressione fiscale è molto elevata. Nel 2012, secondo la Cgia di Mestre, raggiungerà il valore record, mai toccato prima, del 45%. Siamo insomma tra i più tassati d’Europa.
Questo è un problema del Governo, non dell’Agenzia delle Entrate, che ha il compito di gestire le imposte, non di porre un’aliquota o diminuire un’aliquota.

Converrà comunque che nel nostro Paese c’è anche una forte diseguaglianza sociale. Secondo lei, come si potrà raggiungere almeno un’equità fiscale?
L’equità fiscale è uno degli obiettivi della tassazione. Tutti quanti devono contribuire in misura identica alla tassazione e quindi all’acquisto dei beni pubblici, perché poi tutti noi li utilizziamo. E anche ridurre l’evasione è molto importante in termini di equità, perché coloro che non pagano, creano problemi, perché il conto arriva poi a chi paga.

13 marzo 2012

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