Bishop, quotidiano stupore

La Raccolta in cui la «Callas della poesia del Novecento» fa della contemplazione di ogni giorno la sua cifra stilistica di Andrea Monda

«Tutto passerà, resterà solo lo stupore e lo stupore per le cose quotidiane». Questa, secondo Borges, la definizione della vita e della poesia di Chesterton. Una definizione che può benissimo applicarsi anche all’opera di Elizabeth Bishop. Come si intuisce dal titolo dell’antologia pubblicata in Italia da Adelphi, “Miracolo a colazione”, preso da una delle più belle liriche dell’intera raccolta. Quello della Bishop non è un nome molto noto in Italia, nonostante già nel 1980, un anno dopo la sua morte (giunta a Boston a 68 anni), una poetessa dell’altezza di Margherita Guidacci avesse tradotto parte della sua esigua opera omnia per il pubblico italiano: quattro raccolte, nemmeno cento poesie. Piccoli numeri con cui la Bishop si è però ritagliata autorevolmente uno spazio tra i grandi nomi della poesia nordamericana, accogliendo meritevolmente l’eredità della Dickinson e di Hopkins, autori da lei amati più di ogni altro.

La «Callas della poesia del Novecento», secondo la definizione di Iosif Brodskij, ha fatto della contemplazione del quotidiano la sua cifra stilistica. Come osserva Ottavio Fatica nella postfazione «In calce ad ogni sua poesia c’è una scritta invisibile: Io l’ho visto». La visione del mistero del mondo è al centro delle sue poesie in cui si respira l’ambiguo sentimento dell’esilio e della gioia nascosta in ogni piccola piega della vita. L’esilio: anche la drammatica biografia e una durissima infanzia spingono questa donna solitaria, schiva e taciturna verso una poesia “estraniata” e lacerata. La gioia: ogni giorno è un «rutilante evento», dice la Bishop nella sua poesia Anafora (la vita non è altro che una meravigliosa ripetizione) e anche l’animale più modesto, come un gallo, non è piccola cosa, ma rinvia al momento più drammatico della storia, quello del rinnegamento di San Pietro e, soprattutto, del perdono di Cristo: «Perfino il Principe/ degli Apostoli fu perdonato», dice nella splendida “Galli” – e quindi questo varrà a convincere/ i fedeli che il canto/ del gallo non è soltanto/ il diniego di quel Santo». Siamo sulle vette della poesia americana, dove lirismo ed epica si congiungono verso quel sentimento del meraviglioso che forse è alla base di ogni forma di poesia.

“Miracolo a colazione”, Elizabeth Bishop, Adelphi 2005, pp. 288 euro 27.

24 aprile 2006

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