Caritas, da 25 anni accanto ai malati di Aids

Al Parco della Musica un incontro di testimonianze per ricordare l’anniversario della prima Casa famiglia voluta da don Luigi Di Liegro. Allestita anche una mostra, all’interno delle strutture Caritas: “La casa della vita” di F. Cif.

Venticinque anni di storia e di cammino accanto ai malati di Aids, al centro dell’incontro di testimonianze organizzato dalla Caritas di Roma per domani, giovedì 5 dicembre, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica. Un’occasione per ricordare l’anniversario della prima Casa famiglia per malati di Aids sorta in Italia grazie all’impegno di don Luigi Di Liegro, il 5 dicembre 1988, nella quale saranno coinvolti oltre mille studenti delle scuole superiori della Capitale. A partire dalle 9.30, si confronteranno volontari, operatori e residenti delle Case famiglia della Caritas romana. Con loro, insieme al direttore monsignor Enrico Feroci, anche don Luigi Ciotti, presidente di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, e già fondatore del Gruppo Abele. A coordinare, la giornalista Rai Isabella Di Chio.

Al termine dell’incontro, alle 12, gli studenti si recheranno in visita alle Case famiglia, all’interno del Parco di Villa Glori (ingresso per le auto da via Venezuela 27), per visitare la mostra fotografica “La casa della vita”, con un itinerario che ripercorre la storia delle strutture Caritas. Un titolo, quello della mostra, che gli autori stessi definiscono una provocazione voluta. «Ancora oggi – spiegano – nell’immaginario collettivo una Casa per malati di Aids è qualcosa che fa pensare alla morte, una morte anche penosa. Con questa mostra vogliamo dare un nuovo messaggio: in queste case vivono persone con una gran voglia di vivere e con una ricchezza interiore ancora inespressa». Se è vero infatti che il 5 dicembre 1988, quando don Luigi Di Liegro apriva la prima casa di accoglienza per i molti giovani affetti dalla malattia si trattava più che altro di un luogo di accoglienza per accompagnarli nei loro ultimi giorni, oggi l’efficacia sempre migliore delle cure consente ai malati progetti di vita «quasi “normali”», spiegano da Villa Glori. Quello che è rimasto è lo stigma sociale che accompagna la malattia: è ancora molta la strada fare «per l’inserimento sociale dei malati, per la sensibilizzazione e la prevenzione del contagio, per rendere accessibili le cure a tutti, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo».

Ultimo appuntamento della giornata, la celebrazione eucaristica nella cappella delle Case famiglia, alle 17, presieduta da monsignor Feroci. «L’Aids – dichiara il direttore della Caritas – è una malattia che fin dal suo nascere ha segnato profondamente la nostra società ed è sempre stata associata all’emarginazione sia per la sua diffusione tra le fasce degli esclusi che per il retaggio culturale che ha colpito quanti contraevano il virus». L’intuizione «profetica» di don Luigi Di Liegro è stata proprio quella di «accogliere questi fratelli per combattere l’ignoranza e il pregiudizio». Celebrando i 25 anni di cammino che da quella intuizione sono nati, a pochi giorni dalla Giornata mondiale di lotta all’Aids, «vogliamo ricordare che accanto alla ricerca scientifica e alle campagne di sensibilizzazione – sottolinea Feroci – occorre sviluppare iniziative che realizzino la completa socializzazione dei malati ed il loro inserimento lavorativo».

4 dicembre 2013

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