Casa della Mamma, concerto di solidarietà

Musica jazz per raccogliere fondi in favore della struttura che accoglie ragazze madri disagiate e i loro piccoli di Rossella Rizzi

La famiglia in primo piano, ieri sera al Teatro Olimpico di Roma, sulle note tradizionali di Lino Patruno e la sua band. Anche quest’anno la Casa della Mamma ha organizzato la manifestazione “jazz d’autunno”, finalizzata a raccogliere fondi per sostenere l’associazione di via Udine 2 e, soprattutto, gli abitanti della sua Casa. Si è respirata l’aria della solidarietà, resa più dolce da una musica senza confini. Centinaia di presenze, da soci appassionati a semplici amatori del genere, tutti pronti ad aiutare una struttura storica per la Capitale. Fondata nel 1968 da Paola Spada, la Casa della Mamma opera da allora con lo scopo di «recuperare la persona colpita da un grave handicap sociale che, sebbene non visibile, è altrettanto devastante», rileva Carla Guerra, direttrice della casa famiglia.

Ospiti del centro sono “ragazze madri bambine” (dai 15 ai 23 anni), insieme ai loro figli. Le giovani mamme provengono da situazioni di disagio, sono state allontanate dai propri familiari, e ciò ha impedito loro di sviluppare un corretto senso materno e un giusto rapporto con il proprio bambino. Obiettivo primario è dunque quello di rendere le neo mamme indipendenti, capaci di camminare da sole, educandole a diventare responsabili verso il ruolo materno. La formazione mira a far crescere la giusta relazione all’interno del nucleo madre-figlio, preparando il futuro per una nuova famiglia.

Le ragazze sono inviate alla Casa dai servizi sociali o direttamente dal tribunale dei minori. Spesso entrano nella struttura «avendo vissuto parte della loro vita per strada e in una condizione di libertà sfrenata che contrasta con qualsiasi regola, per cui – continua Guerra – anche sedersi a tavola tutti insieme risulta difficile. È per questo che diventa fondamentale il ruolo degli educatori che seguono le giovani nelle azioni della quotidianità, dal pelare le patate alla cura del bambino». Una psicologa, inoltre, monitora costantemente gli sviluppi sia della mamma che dell’infante, e forma in parte gli educatori.

È principalmente grazie al contributo dei soci, degli amici, dei volontari e dei vari enti pubblici, i quali condividono lo scopo della casa famiglia, che questa può permettersi un personale specializzato. Il comune di provenienza delle ragazze, infatti, copre solo il 40 % delle spese; una cifra che non è sufficiente a pagare tutti i professionisti, nonché i particolari mezzi educativi utilizzati. L’organizzazione di manifestazioni di vario genere, come il concerto di lunedì sera, rimane uno dei mezzi più utilizzati per l’autofinanziamento.

Sono 6 le ragazze madri con i propri figli che attualmente vivono presso il centro. Che, fin dalle sue origini, contribuisce a combattere il disagio minorile, ricreando le basi per un nuovo nucleo-famiglia. La durata della permanenza delle giovani nella struttura varia dai 2 ai 3 anni e, prima che le mamme possano camminare da sole con i propri figli, deve essere accertata la crescita personale avvenuta nel periodo trascorso. L’associazione provvede inoltre a trovare loro un lavoro e una casa da cui ricominciare, «sebbene – conclude la direttrice – il rapporto continui anche dopo anni perché essendo sole, vedono nella Casa della Mamma una seconda famiglia».

21 novembre 2006

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