Con Galilei la ragione si costituisce su nuove basi
Il cardinale Bertone e l’arcivescovo Ravasi intervengono al convegno organizzato da Finmeccanica su “La scienza 400 anni dopo Galileo” da Agenzia Sir
«Questo vostro convegno focalizza la sua attenzione in particolare su Galileo Galilei, considerato uno dei padri della scienza moderna. È anche a lui che molti attribuiscono quella trasformazione della natura del conoscere, nota come rivoluzione scientifica, dove la ragione si costituisce su nuove basi e viene concepita come un modo di pensare matematico»: lo ha detto ieri pomeriggio (mercoledì 23 novembre) a Roma il Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, introducendo i lavori del convegno su “La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei”, promosso da Finmeccanica. Il cardinale ha ricordato che «l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2009 Anno Internazionale dell’Astronomia, a memoria dei 400 anni (1609) dell’utilizzo da parte di Galileo Galilei del cannocchiale astronomico». Ha poi sottolineato che con Galilei «la scienza della natura cessa di essere un’opera di contemplazione, come per secoli era stata concepita, e diventa un attento lavoro di decifrazione; la ragione, come dicevo, si struttura su basi matematiche sostituendo al mondo reale dell’esperienza quotidiana un mondo geometrico astratto. Si tratta, come a voi è ben noto, di un sapere fondato sulla verità sperimentale, che va a scontrarsi con la concezione della verità basata sulle certezze della tradizione».
Riferendosi alla «natura, finalità e limiti della ricerca scientifica», il cardinale Bertone ha poi aggiunto: «Il dibattito è quanto mai aperto ed a più riprese il magistero della Chiesa è intervenuto ed interviene per offrire una parola illuminante, facendo appello alla missione, che le è propria, di servire il bene vero dell’uomo, essendo “esperta in umanità”, come ebbe a dire Paolo VI nel memorabile discorso alle Nazioni Unite del 4 ottobre 1965». Ha poi spiegato che «il tema dei limiti della scienza non può essere affrontato che considerando il sapere scientifico nel contesto dei saperi elaborati dall’uomo, in senso operativo, valutandone le motivazioni e le implicazioni etico-sociali. Mi viene in mente quanto Giovanni Paolo II, 25 anni fa, ricordava a un gruppo di scienziati e di ricercatori: “Si impone un rinnovamento morale – egli disse – se si vuole che le risorse scientifiche e tecniche di cui il mondo dispone attualmente siano messe al servizio dell’uomo”. E proseguiva: “Si avvicina il momento in cui si dovranno ridefinire le priorità”».
Proseguendo nelle sue riflessioni su Galilei, il cardinale Bertone ha poi aggiunto: «Non è qui il luogo di riprendere questioni che hanno accompagnato la figura di questo grande scienziato nei suoi rapporti con la Chiesa. In questi ultimi anni ci sono stati interventi chiarificatori che, se hanno con grande sincerità posto in luce lacune di uomini di Chiesa legati alla mentalità dell’epoca – ha affermato il porporato -, hanno permesso al tempo stesso di far risaltare la ricca personalità di questo scienziato che con il cannocchiale astronomico scoprì che la Terra non è il centro di tutti i movimenti celesti». Il Segretario di Stato ha poi concluso con queste parole: «Quel che mi pare debba essere sottolineato è che Galileo, uomo di scienza, ha pure coltivato con amore la sua fede e le sue profonde convinzioni religiose. Galileo Galilei è un uomo di fede che vedeva la natura come un libro il cui autore è Dio».
«Auspico che l’archivio segreto vaticano ripubblichi integralmente e anche con opportuna esegesi tutti i materiali del cosiddetto “processo Galilei”. Ritengo che abbiamo guardato abbastanza al passato, che abbiamo giustamente recitato tutti i nostri mea culpa. Ora è giunto il momento di guardare al futuro con ottimismo nei rapporti tra scienze a fede»: lo ha detto monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio Consiglio per la Cultura, intervenendo al convegno promosso da Finmeccanica. Secondo l’arcivescovo «compito di scienziati e teologi è quello di cominciare a guardare reciprocamente nei rispettivi altrui terreni, vedendo che esistono dei punti di intersezione». «I due settori – ha poi aggiunto – non sono del tutto estranei l’uno all’altro, ma hanno dei punti di incontro e uno stesso oggetto che è l’uomo e il cosmo. L’unica differenza è che la “lettura” è fatta da prospettive differenti».
26 novembre 2008