Coniugare economia ed ecologia

Urbanistica e sviluppo sostenibile al centro dell’incontro del “Viam scire”, inserito nel Progetto culturale di Francesco Lalli

Tronchi di alberi che si confondono con i pali della luce, graffiti che invocano piante e natura in mezzo al cemento, specchi di grattacieli in cui le sagome degli uomini diventano filigrana. Sono solo alcune delle suggestioni visive offerte dalle foto di Riccardo Guglielmin nel volume “Il cammino dell’uomo”, recentemente pubblicato. La presentazione delle istantanee ha aperto mercoledì scorso l’incontro con l’iniziativa di approfondimento “Viam Scire”, inserita nel Progetto culturale e dedicata questa volta a “L’uomo e la città. Oltre lo sviluppo sostenibile”.

«Il fotogiornalismo solleva domande e momenti di riflessione – ha sottolineato nel suo intervento Guglielmin – e scattando queste foto a Parigi nelle periferie, nelle banlieu, mi veniva in mente lo slogan utilizzato dai giovani che manifestavano in quei giorni di scontri: il futuro è questa notte». «Ecco – ha proseguito – la questione è se la città è in grado di offrire una speranza e un senso di appartenenza diverso a chi la abita, se è ancora l’invenzione dell’uomo per eccellenza». Una questione su cui ha concentrato il suo intervento l’economista Luigi Fusco Girard nella successiva relazione. «Ogni città grande o piccola che sia – ha esordito – mostra tre grandi problemi: disparità sociale accentuata, forte incidenza sull’ecosistema e spinta alla competizione economica. La bellezza di per sé non è sufficiente a rendere sostenibile una città, che diviene tale quando i suoi abitanti pensano il tempo in modo diverso».

La sfida che emerge dagli scenari urbani mondiali è dunque «rendere compatibile il tempo veloce dell’economia con il tempo lungo dell’ecologia». Uno slogan efficace, che implica un’agenda politica che sappia guardare lontano e sia capace di rispondere prontamente alla velocità con cui crescono le metropoli. «La sola via efficace da seguire – ha aggiunto Fusco Girard – è investire sul capitale costituito dalle persone attraverso una formazione culturale che faccia degli abitanti stessi i motori principali del cambiamento, perché sostenibilità significa ricordarsi del futuro, programmando scelte architettoniche, energetiche, abitative che si pongano il problema di cosa accadrà da qui a 50 anni e oltre». Ma proprio questa voglia di programmare il futuro sembra mancare alle città europee che «continuano a rinfrescarsi strutturalmente chiamando i migliori architetti, ma senza guardare al coordinamento e ai valori metaeconomici basati su fiducia, conoscenza critica e lungo periodo».

Infine il vicegerente Moretti, che ha presieduto l’incontro, ha ricordato anche come «una città buona è una città che si pone in primo luogo il problema della casa, favorendo anche l’incontro, la solidarietà, lo stare insieme». Aspetti che il presule ha legato all’urgenza di una politica per la famiglia, su cui molto si è spesa l’azione della diocesi di Roma in questi anni e che troverà una compiuta risposta nella manifestazione del laicato cattolico, “Più famiglia”, il 12 maggio a piazza San Giovanni.

1 aprile 2007

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