Cresce il pericolo per le “sette popolari”

Il proliferare di gruppi gestiti da improvvisati guru del mondo magico-esoterico o dei culti più estremi distruggono la vita di tante persone. Il caso aberrante scoperto di recente a Matera dalla Polizia di Aldo Buonaiuto

In Italia è presente una moltitudine di sette, a partire da quelle che potremmo definire “sette popolari” e cioè gruppi gestiti da improvvisati guru del mondo magico-esoterico o dei culti più estremi, come il satanismo, la stregoneria, lo spiritismo. Questi individui hanno una fantasia sovrasviluppata intrisa, a volte, di follie e allucinazioni varie. Le loro menti diaboliche sono capaci di architettare e strutturare nuclei di adepti che, con il tempo, diventeranno schiavi fedeli di un capo senza scrupoli.

Queste “sette popolari” respirano quindi della vita del personaggio che molto spesso si presenta in modo addirittura ridicolo, procurando non poco sconcerto in chi ha un minimo di razionalità. Infatti, le domande che vengono formulate più spesso, specialmente quando si rilevano certi fatti di cronaca, è come sia possibile che la gente possa aver creduto e seguito gli insegnamenti e i comandi di tali maestri dell’assurdo.

Ciò che più inquieta è la tacita omissione dei tanti cittadini che, conoscendo i misfatti e le crudeltà perpetrati sulle persone più fragili, perseverano in un silenzio spaventoso e amaro. La mancanza di coraggio nel denunciare le concrete e diffuse opere del maligno non può che procurare e fomentare altre vittime lasciando così, nelle mani di questi criminali, la distruzione di tante famiglie e individui.

Nelle ultime settimane un esempio eclatante è emerso proprio grazie a chi ha trovato il coraggio di spezzare il silenzio e vincere la paura per fermare l’evoluzione di un gruppo che indisturbatamente promuoveva i propri orrori. A Matera, cittadina apparentemente tranquilla del Sud Italia, è stata scoperta una realtà aberrante. Un’operazione della Polizia, iniziata col ritrovamento di oggetti sacri bruciati nel cimitero ed utilizzati nel corso di messe nere, ha portato all’arresto di sette persone, membri della cosiddetta “setta Agates”, ribattezzata anche la “setta degli orrori” per le nefandezze che si compivano.

Agates, capeggiata da un santone chiamato mago Sal, era un miscuglio di pratiche perverse, violenze sessuali, voodoo, pozioni magiche, ceneri di morti, satanismo e altri riti esoterici con tanto di partecipazione di “sacerdotesse”. Sebbene quanto emerso debba ancora essere confermato dalla Magistratura, quello di Matera sembra essere il classico esempio di setta al cui interno avveniva un impressionante campionario di brutalità con estorsioni, minacce, ricatti, induzione alla prostituzione, riduzione in schiavitù, riti e orge a cui era costretto ad assistere anche un bambino.

Farebbero bene a ricredersi coloro che banalizzano il fenomeno settario valutandolo solo come frutto di qualche innocente ragazzata e considerando allarmisti quanti studiano e cercano soluzioni al problema. Invischiate in questi circuiti infernali finiscono persone spesso disperate o alla ricerca di un miglioramento dello status economico e lavorativo che non riescono a trovare altrove la soluzione ai loro problemi.

I capi di Agates, infatti, andavano a cercare uomini e donne con problemi fisici o psichici, malati di depressione, dipendenti dall’alcool, ma anche chi aveva problemi sentimentali o gravi malattie in famiglia. Il leader, affermando di volersi ingraziare le entità demoniache e definendosi come il tramite per far comunicare la persona con il diavolo stesso, prometteva guarigioni miracolose in cambio d’oro e di denaro. Nelle sette, se l’individuo prova a ribellarsi viene ricattato in tutti i modi; nel caso di Matera, quanti erano coinvolti nei riti orgiastici, venivano registrati e successivamente messi a tacere attraverso la minaccia di diffondere foto e video ai familiari.

È impressionante il proliferare di simili gruppi che si formano nella lucida pazzia di alcuni loschi individui, ammalati di sesso e potere, capaci anche di distruggere in poco tempo la vita di tante persone. È altrettanto vergognoso che ci sia chi riesca a lucrare così palesemente ai danni della gente più debole, realizzando veri e propri “commerci esoterici” nei quali si può propagandare ogni sorta di sporcizia. La setta operante in Basilicata è stata scovata grazie all’impegno profuso dalle forze dell’ordine e anche a causa dell’efferatezza del suo operato. Ma è evidente che quanto rivelato è solo la punta d’iceberg di un fenomeno tanto diffuso quanto pericoloso.

Dinanzi ad una legislazione che incredibilmente non contempla il reato di setta, né quello di schiavitù psicologica, plagio o manipolazione mentale, gli strumenti per contrastare questo tipo di realtà sono davvero limitati in assenza di elementi evidenti e denunce specifiche, ostacolate, tra l’altro, dalla paura dei malcapitati di subire ritorsioni.

Un altro aspetto inquietante è che oggigiorno si può fondare una realtà associativa in nome di una qualunque nefandezza; le istituzioni preposte, in tal senso, dovrebbero dare un segnale forte non autorizzando coloro che programmano la costituzione di aggregazioni palesemente minacciose e distruttive per la collettività, la famiglia, l’individuo. È necessario cominciare ad aprire gli occhi e trovare la forza per denunciare queste realtà, risvegliando le coscienze dal torpore per sostenere le tante vittime bisognose che attendono giustizia e libertà.

18 marzo 2013

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