Cyrano all’Argentina con Massimo Popolizio

Lo spadaccino guascone, brillante quanto privo di fascino, e il suo amore non corrisposto per la cugina Rossana, per la regia di Daniele Abbado di Toni Colotta

Cyrano de Bergerac evoca un passato lontano sospeso fra il Seicento, in cui visse come persona fisica, e l’Ottocento, quando Edmond Rostand ne ricavò il protagonista del dramma omonimo rimasto indelebile nell’immaginario collettivo, simbolo di amore sublimato nel desiderio senza speranza. E ora torna a riproporsi ad una società smagata come la nostra. “Cyrano”, in un allestimento nuovo di zecca del Teatro di Roma, sarà all’Argentina dal 7 ottobre.

Non c’è fra gli spettatori attempati chi non ricordi lo spadaccino guascone, brillante nella spavalderia quanto privo di fascino nell’aspetto fisico a causa soprattutto del naso smisurato. Ama in segreto Rossana, sua cugina, la quale invece si è invaghita di Cristiano, piatto e inespressivo, che dalla sua ha l’avvenenza fisica. In una scena famosa pregi e difetti si integrano come in una sola persona, quando Cyrano presta a Cristiano nell’ombra la propria facondia amorosa. Eccetera. Fra romanticismo e leggiadra teatralità. Lo Stabile romano ha investito nella produzione una pregiata risorsa di interpreti. Il regista Daniele Abbado annuncia un Cyrano maiuscolo nell’issare la deformità come segno di indipendenza, e ripone la sua lettura del protagonista nei mezzi eccezionali di Massimo Popolizio, non nuovo alla dimensione eroica aperta all’ironia.

28 settembre 2009

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