Dall’essere una persona sola alla scoperta di essere in due

di Angelo Peluso

Si è già discusso del fatto che per rendere funzionale un rapporto di coppia è fondamentale che la fase iniziale della fusione (quello stato in cui non esiste un confine tra i due innamorati troppo coinvolti a cercare di essere “una persona sola”) lasci spazio ad un graduale emergere delle due distinte personalità. Questo dovrà portare ad accettare che “l’altro” abbia i suoi spazi di azione individuali proprio per poter prendere nuove energie da “riversare” all’interno del progetto comune di coppia. Si pensi come sarebbe nociva una relazione chiusa senza scambi di contatto con l’esterno; è come se i due amanti chiudessero le porte di accesso all’esterno: nel tempo inevitabilmente non avrebbero i necessari input per evolversi e farebbero calare una nebbia fitta al loro interno che impedirebbe di vedere perfino la presenza dell’altro.

«In te, io ritrovo tutto ciò che cercavo: uno spirito che ha fatto spiccare il volo alla mia anima, che ha gettato nuova luce sulle cose antiche, che ha offerto il proprio grembo perché il mio capo potesse riposare. Adesso tu sei più vicina di prima, e sento che Dio si manifesta in tutto ciò che ci unisce. Il matrimonio non permette a nessuno di schiavizzare l’altro, se non in quelle aree dove tu permetti di essere soggiogato. Tantomeno concede altra libertà oltre a quella che tu stesso hai deciso di consentire. Noi possiamo ricevere solo quello che diamo. Non esistono due anime gemelle. Nell’amicizia e nell’amore, le due persone alzano le mani insieme per afferrare una cosa che, se fossero separate, non riuscirebbero a raggiungere» (Gibran).

Una coppia, per vivere e rimanere solidamente unita, ha bisogno di due persone (e di due personalità) che si tengano per mano, ma che con l’altra mano possano toccare altri mondi che rinforzeranno la loro presenza nella società allargata e, soprattutto, daranno un vero senso alla loro piccola società. Se le relazioni esterne fanno “rompere” la coppia, questo evidenzia che quel rapporto non era così stabile come sembrava e che certamente siamo di fronte a due individui sofferenti.

Il processo di individuazione e la socializzazione umana implicano la capacità ad apprendere taluni paradossi della vita a due: da una parte, per esempio, c’è il messaggio “legati a me” mentre in contemporanea c’è quello “ma fallo senza che questo mi faccia annullare in te”. C’è in altre parole il bisogno di dipendere dall’altro come fonte di affetto e il bisogno di essere indipendente dall’altro per avere la propria libertà d’azione.

Il termine individuazione si riferisce al processo mediante il quale la persona diventa sempre più differenziata dal contesto relazionale passato o presente. Tale processo comprende una moltitudine di cambiamenti intrapsichici e interpersonali che si muovono verso una direzione comune. Questi processi sono comunque molto influenzati da taluni miti familiari e, quindi, a molte delle aspettative che ognuno ha sulle proprie spalle per precisi “obblighi” familiari esplicitamente o implicitamente trasmessi negli anni.

Del resto anche qualora la coppia non sappia cogliere l’importanza di “aprirsi” all’esterno, saranno le sue fasi evolutive – a cominciare dalla nascita dei figli – che la costringeranno a confrontarsi con la realtà. Quante volte ho constatato le gravi crisi causate dall’ingresso del primo figlio a scuola : i comportamenti del bambino e i suoi risultati diventano una specie di esame sociale per i genitori che direttamente o indirettamente “subiscono” valutazioni sul loro operato da terzi.

Una coppia aperta, invece, ha già aperto canali di confronto con l’esterno educando anche il bambino a saper relazionarsi con gli altri e a saper condividere “spazi comuni” cosa molto difficile per quei piccoli vissuti in un ambiente chiuso alle relazioni con l’esterno.

È basilare permettere una continua apertura con la realtà esterna e favorire gli scambi comunicativi con la società: solo in questo modo si favorirà la tolleranza alla diversità in tutti i suoi aspetti, l’accettazione dei propri limiti e l’importanza della socializzazione.

L’amore possiamo viverlo pienamente solo se sappiamo aprire la nostra mente a cose nuove talvolta in contrasto con le nostre illusorie certezze: non dimentichiamoci che molte storie finiscono quando ci si accorge della diversità dell’altro rispetto ai propri schemi patologicamente immodificabili.

30 ottobre 2009

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