Damiano e Tancredi, storie dall’ex Fiera di Roma

Sono 360 i senza fissa dimora ospitati, per il periodo invernale, nella struttura dove si combattono il freddo e la solitudine. Il cenone offerto per la notte di Capodanno di Antonella Gaetani

Damiano porta una cravatta colorata e un cappotto blu. È rimasto senza lavoro per 4 anni e ha perso la madre, poi è arrivato a Roma e oggi è uno degli ospiti dei padiglioni dell’ex Fiera di Roma dove trovano assistenza e riparo circa 360 persone. Infatti come previsto dal piano “Emergenza freddo” che ha preso il via il 1 dicembre, questa struttura, gestita dal Comune di Roma e dalla Croce Rossa Italiana, accoglie le persone senza fissa dimora.

Come spiega l’assessore alle politiche sociali del Comune, Sveva Belviso, questo piano di accoglienza resterà in piedi fino a marzo. «La situazione – afferma l’assessore – grazie alle nostre unità mobili è sotto controllo. Difficile, invece, è monitorare le singole persone che non chiedono aiuto. Comunque c’è un numero verde della sala operativa 800440022, aperto tutto l’anno, 24 ore su 24, attraverso il quale si possono segnalare le situazioni di disagio».

Una struttura importante soprattutto in questi giorni di festa. Come racconta Damiano: «Con le festività si avverte di più la solitudine. Non è facile vivere insieme a 6 milioni di persone che ti passano accanto e il più delle volte non ti vedono. Talvolta senti un peso sulla testa. È come se la vita si fosse bloccata e fai errori su errori. È in quel momento che bisogna ripartire». E la molla è la speranza. «Sono convinto che Dio faccia dei miracoli», e stringe la corona del Rosario che tiene sempre con sé. «È la preghiera ad avermi salvato nei momenti più bui, di disperazione e solitudine. La fede è una cosa interiore, personale. È un’energia che ci aiuta sempre e mostra quanto la vita sia il bene più prezioso. Dobbiamo essere delle fiammelle d’amore, talvolta basta solo un sorriso. Ma troppo spesso mi accorgo che gli altri ci sentono, ma non ci ascoltano». E al nuovo anno chiede un lavoro «e perché no, una famiglia. Ma vorrei che le cose migliorassero non solo per me, ma anche per gli altri».

Come sottolinea Isotta Guarascio, della Sos-Sala Operativa Sociale del Comune di Roma, «nella banca dati sono censite 30.000 persone. Sono soprattutto afgani e africani, abbiamo tutte le età fino agli ultra novantenni. Con il clima di festa si acutizzano molte situazioni, cresce il nervosismo per questo cerchiamo di creare un clima familiare. E non mancano le richieste per far volontariato». Marco Cassini, coordinatore del centro di accoglienza ex Fiera di Roma della Cri, chiacchiera con gli ospiti. «La gratificazione più grande è il loro grazie – dice –. Ci considerano degli amici perché condividiamo il loro disagio». Mentre Claudio Bartoli, psicologo, operatore dell’unità mobile del Comune di Roma spiega: «Il rapporto si costruisce cercando di capire chi abbiamo davanti, solo così riusciamo a vincere le loro paure». Ma per aiutare talvolta bisogna aspettare, come conferma Giorgio Prosposito, operatore dell’Unità mobile, «non sempre è il momento di intervenire, bisogna sapere cogliere il momento giusto».

Tra gli ospiti c’è anche Tancredi. «Mi sono sentito l’ultimo degli ultimi – confessa –, ho passato momenti tremendi in cui ingoiavo le mie disperazioni. Ora voglio ricostruire la mia vita. Ogni giorno c’è Cristo con me e non mi sento abbandonato». Un desiderio per il nuovo anno? «Un buchetto dove poter vivere per conto mio». Intanto, per il 31, gli ospiti si sono ritrovati tutti insieme a gustare una ricca cena fatta di due primi, due secondi, due contorni, frutta. Offerti pure 200 kg di lenticchie e 300 panettoni.

2 gennaio 2008

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