Il Papa: sobrietà e solidarietà
Benedetto XVI ha presieduto, nella basilica di San Pietro, la celebrazione nella Giornata mondiale della pace di Federica Cifelli
Solidarietà e sobrietà. Sono queste le due parole chiave usate da Benedetto XVI per indicare alla comunità internazionale la via evangelica alla pace. Lo ha fatto ieri, nella concelebrazione presieduta nella basilica di San Pietro per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, nella quale si celebra anche la Giornata mondiale della pace, giunta quest’anno all’edizione numero 42.
Parlando dell’incarnazione come «irrevocabile benedizione» per gli uomini, il Santo Padre ha osservato che «la storia terrena di Gesù è l’inizio di un mondo nuovo perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una “rivoluzione” pacifica». Non ideologica o utopistica ma spirituale e reale, «e per questo bisognosa di tempi talora lunghissimi», evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: quella della «maturazione della responsabilità nelle coscienze».
Di questo richiamo alla responsabilità si sostanzia anche l’invito che attraversa il Messaggio del Pontefice per la Giornata mondiale della pace di quest’anno, sul tema “Combattere la povertà, costruire la pace”. Occorre, ha esortato, «stabilire un circolo virtuoso tra la povertà “da scegliere” e la povertà “da combattere”». Rifacendosi al modello di Betlemme: quello di un Dio che «ha scelto la povertà per se stesso nella sua venuta in mezzo a noi». Spinto dall’amore. E combattendo al tempo stesso quella povertà che diventa indigenza, che «impedisce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità»; una povertà che «offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica». E nelle parole di Benedetto XVI il riferimento è anche alle forme di povertà non materiale che caratterizzano le società più ricche e progredite.
Di qui il forte richiamo alla comunità internazionale e ai singoli Stati ad impegnarsi a «mantenere alto il livello della solidarietà». Soprattutto in un momento in cui di fronte a «piaghe diffuse quali le malattie pandemiche, la povertà dei bambini e la crisi alimentare» torna a crescere la corsa agli armamenti. «Da una parte si celebra la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo – ha sottolineato il Pontefice –; dall’altra si aumentano le spese militari, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna a ridurle al minimo».
«Fare uguaglianza», attraverso scelte di giustizia e di sobrietà. Questa la strada da percorrere, anche per uscire dalla crisi economica globale che il Santo Padre invita a vedere come «un banco di prova»: una sfida per il futuro, oltre che per il presente, che richiede «una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante». La crisi attuale, ha detto poi al termine della celebrazione, subito prima della preghiera dell’Angelus, «va letta in profondità, come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause. Non basta, come direbbe Gesù, porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio. Mettere i poveri al primo posto significa passare decisamente a quella solidarietà globale che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria, concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile». Tendendo sempre al bene comune.
L’obiettivo è quella capacità di costruire la vera pace, «opus iustitiae», che Benedetto XVI ha invocato dal «Figlio di Dio fattosi nostro fratello», per l’intercessione di Maria. A lei, ha detto, «affidiamo il profondo desiderio di vivere in pace che sale dal cuore della grande maggioranza delle popolazioni israeliana e palestinese, ancora una volta messe a repentaglio dalla massiccia violenza scoppiata nella striscia di Gaza, in risposta ad altra violenza». Anche la violenza, l’odio e la sfiducia, ha osservato il Pontefice, «sono forme di povertà, forse le più tremende, “da combattere”».
2 gennaio 2009