D’Aniello, da cacciatore a campione del mondo

Il trentanovenne di Nettuno, il 13 agosto prossimo, salirà in pedana a Pechino per cimentarsi nel double trap, specialità del tiro a volo di Daniele Piccini

Da cacciatore a campione del mondo di tiro a volo. Questa è la parabola di sport e di vita di Francesco D’Aniello, romano di Nettuno, classe 1969, in partenza per le Olimpiadi di Pechino dove, il 13 agosto, sarà impegnato nelle gare della sua specialità, il double trap. Due ori iridati (individuale e a squadre), il quinto titolo italiano e una tappa (quella di Maribor) della Coppa del Mondo sono il suo ruolino di marcia nel 2007. E pensare che era cominciato tutto per caso…

Come è iniziata la sua carriera sportiva nel double trap?
Mi sono avvicinato a questo sport molto tardi. Ora ho 39 anni e le mie prime fucilate in pedana le ho tirate a 30. Nasce tutto per gioco, quando il mio circolo di cacciatori organizza una gara di tiro a volo. Partecipai con il mio fucile da caccia e mi resi conto che la cosa mi divertiva, colpire quei piattelli in volo mi riusciva facile. Così, sotto i consigli di un amico, acquistai un fucile da tiro e cominciai a “studiare” da autodidatta, fino a quando al poligono incontrai il mio attuale direttore tecnico Pierluigi Pescosolido, responsabile del settore Tiro a Volo della Polizia di Stato, che mi diede le prime vere lezioni e mi fece partecipare alle prime gare federali. Da qui, dal commissariato Viminale da cui dipendevo, transitai al Gruppo Sportivo Fiamme Oro, dedicandomi con assiduità a questa disciplina. I primi risultati non tardarono ad arrivare.

E nella vita non sportiva? Ha degli hobby, oltre al tiro?
La mia vita non sportiva è tutta dedicata alla famiglia. E poi alle mie passioni che sono la caccia con il cane da ferma e la pesca subacquea. Amo la vita all’aria aperta e il mare, essendo di Nettuno non potrebbe essere altrimenti.

Nonostante il suo palmares sia già piuttosto sostanzioso, questa è la sua prima manifestazione Olimpica. Di quale risultato si riterrà soddisfatto?
Mi riterrò enormemente soddisfatto qualora riuscissi a raggiungere almeno la finale olimpica. Ma non voglio promettere nulla, perché mi sono prefissato un obiettivo ad inizio stagione: arrivare all’impegno olimpico, in punta di piedi, senza particolari clamori.

Al terzo Gran Premio Fitav, svoltosi il 15 luglio a Padova, ha dimostrato di essere in forma conquistando il primo posto. È un buon segnale per Pechino, no?
Sì, sono felicissimo di aver raggiunto la giusta carica proprio 20 giorni prima dell’evento e questo sarà determinante. Padova è stata una tappa della preparazione olimpica. Era una gara nazionale, quindi nulla a che vedere con un impegno internazionale ma era comunque un buon test per sondare il livello di preparazione. Ho iniziato un po’ svogliato, con una prima serie non esaltante (44/50), ma poi mi sono detto che se ero venuto fino a Padova solo per passare il tempo, avrei fatto bene a rimanere a casa. E così, anche per rispetto agli amici che erano venuti ad assistere alla gare e salutarmi prima dell’impegno olimpico, ho concluso con determinazione facendo 47 e 48 nelle ultime 2 serie di qualificazione e 49 in finale. Insomma, quando mi metto in testa di rompere piattelli, ci riesco facilmente!

A Pechino troverà un ambiente con molti meno… amici. Quali sono gli avversari che la preoccupano di più?
Gli atleti che partecipano a una Olimpiade sono tutti forti e determinati ad andare a medaglia, quindi sono tutti temibili. Ma questo è uno sport dove il risultato finale dipende solo da se stessi. Quindi, avversari a parte, bisogna salire in pedana con la determinazione a fare ciò che si sa fare, se ci si riesce, non ci saranno problemi a raggiungere l’obiettivo fissato.

I Giochi sono ormai prossimi. Come sta rifinendo la sua preparazione?
Mi alleno fisicamente, tecnicamente e soprattutto mentalmente. Svolgo lavoro aerobico nelle ore più calde del giorno per abituarmi alle condizioni climatiche che troverò a Pechino. Mi alleno in pedana facendo molte ripetizioni e curo l’aspetto psicologico, che sarà la chiave di volta per affrontare l’evento della vita.

A proposito di vita… Qual è l’insegnamento più grande che trae dalla sua disciplina?
Il mio sport è appunto una scuola di vita. Ci vuole concentrazione, determinazione e tanto cuore. In pedana i momenti difficili non mancano. A esempio sbagliare un piattello nella fase cruciale della gara. Così, per evitare che l’errore si ripeta, bisogna essere bravi a cancellare subito il momento negativo per affrontare serenamente e colpire il piattello successivo. Lo stesso accade nella vita: se si “inciampa” bisogna rialzarsi velocemente ed affrontare con serenità il prossimo passo.

21 luglio 2008

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