Dispersione scolastica, analisi e proposte
“Peer education” e classi virtuali: risposte ad un fenomeno che riguarda un numero ancora elevato di studenti di Laura Badaracchi
Cifre che fanno pensare, e preoccupare, quelle sulla dispersione scolastica nelle scuole romane: nelle superiori arriva al 19 per cento, contro il 9 per cento delle medie e il 3,9 per cento delle elementari. Le cause? La bocciatura in primis (8,7 per cento), con il maggior numero di insuccessi concentrato nel primo anno (28,2 per cento). E il fenomeno tocca soprattutto istituti professionali, tecnici e d’arte. I dati emersi dall’indagine quantitativa sulla dispersione scolastica nel Comune di Roma, promossa dall’Assessorato capitolino alle Politiche educative e scolastiche, ribadiscono ulteriormente un quadro già problematico disegnato dal Rapporto su Roma 2005 “La città presente”, curato dalla Caritas diocesana, che riferisce: «La realtà romana non si discosta molto da quella nazionale».
Tra le scuole elementari, quelle appartenenti agli istituti comprensivi statali presentano valori di dispersione più alti con un tasso di trasferimento pari al 3 per cento, un tasso di ripetenza del 2,1 per cento e un tasso di bocciatura pari all’1,3 per cento. Tra le scuole medie, gli istituti comprensivi statali presentano valori della dispersione più alti con un tasso di bocciatura pari al 4,1 per cento, seguito dal tasso di ripetenza del 2,9 per cento. «Tra gli studenti iscritti agli istituti professionali – sottolineano i responsabili Caritas –, si rileva un tasso di bocciatura quasi doppio rispetto alla media (15,9% contro l’8,7% medio), un tasso di ripetenza del 7,9% ed un tasso di ritiro del 4,1%. Gli Istituti tecnici sono caratterizzati da un elevato tasso di bocciatura (13,6%) e di ripetenza (9,3%). I licei rappresentano la tipologia di istituto con la dispersione più contenuta. Il tasso di bocciatura è pari a 5,2%, quello di ripetenza si attesta al 3,1% e il tasso di ritiro è pari allo 0,6%. Il tasso di trasferimento nei licei (4,1%) è più alto sia rispetto alla media generale, che alle altre tipologie».
L’abbandono precoce degli studi e la mancata acquisizione di competenze e qualifiche di base non segnano solo un deficit culturale, ma vengono annoverate dal Rapporto «tra le cause che impediscono la piena integrazione nel tessuto sociale di una parte della popolazione». Si cerca di tamponare questa “emorragia” con interventi di formazione professionale e di accompagnamento al lavoro. Ma non mancano i problemi di emarginazione, che segnano ad esempio l’etnia rom e sinti, provocando ritardi nella scolarizzazione dei minori. Infatti la dispersione scolastica e gli abbandoni sono elevatissimi: «Su una popolazione minorile stimabile in circa 2.500 individui, gli iscritti a scuola nel corrente anno scolastico 2003/04 ammontavano a 1.822», circa il 73 per cento. Quelli che frequentano almeno 4 giorni su 10 sono il 62 per cento degli iscritti; dunque, va a scuola il 45 per cento del totale dei minori. Se poi si considerano le frequenze di almeno 8 giorni su 10, la percentuale scende ulteriormente al 34 per cento: «Cifre da brivido perché avvicinano la situazione scolastica di rom e sinti alle realtà più arretrate del Terzo mondo», commentano alla Caritas diocesana. Su questo fronte è impegnata da tempo la Comunità di Capodarco, attraverso progetti di scolarizzazione, laboratori e accompagnamento dei ragazzi dai campi a scuola e viceversa.
Invece il Centro Italiano di Solidarietà ha realizzato un interessante rapporto intitolato “Chi abbandona chi: la dispersione scolastica tra causa e soluzione”, in cui sono illustrati elementi di valutazione e comprensione dell’esperienza dei ragazzi usciti dal percorso scolastico. In prima linea anche i Salesiani, attraverso le attività di doposcuola in diversi oratori della capitale. Nel 2004 è stato costituito dal Comune l’Osservatorio cittadino sulla dispersione scolastica, mentre l’Associazione Gea (Gestione elaborazione progetti avanzati, Comunicazione & Formazione) ha attivato uno sportello di consulenza e sostegno per aiutare le famiglie e gli studenti in difficoltà, con il patrocinio del Municipio XI. Tra le sperimentazioni avviate nelle scuole, la “peer education” (l’accoglienza fatta dai più grandi agli studenti delle prime classi per superare le difficoltà di inserimento); l’istituzione di classi virtuali e l’alfabetizzazione informatica, per suscitare maggiori stimoli allo stare sui banchi attraverso l’uso delle nuove tecnologie; i corsi di studio professionalizzati, con attività di orientamento per gli alunni provenienti dalle scuole medie; i corsi di lingua italiana per stranieri; la pratica artistico-teatrale; il sostegno psico-pedagogico a docenti, studenti e nuclei familiari.
26 ottobre 2005