«Don Guanella innamorato di Dio»

Aspettando la canonizzazione del beato, un convegno per approfondirne la figura e la spiritualità. Monsignor De Aviz: «Compagno di viaggio degli uomini, di ieri e di oggi» di Laura Galimberti

Uomo di Dio, cittadino del mondo, educatore appassionato: sono le tre caratteristiche principali del beato Luigi Guanella approfondite venerdì 24 giugno nel primo convegno cittadino organizzato in via della Nocetta, presso il Centro di Riabilitazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza. «Un primo appuntamento pubblico – spiega don Umberto Brugnoni, vicario generale dei guanelliani – a 4 mesi dalla canonizzazione, prevista il prossimo 23 ottobre, per condividere il carisma e l’attualità di un grande Santo della Carità». A far luce sui tre temi monsignor João Braz De Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Roberto Morozzo della Rocca, ordinario di Storia dell’Europa all’Università Roma Tre e presidente del Collegio didattico di Scienze Storiche, e Francesco Motto, direttore dell’Istituto Storico Salesiano.

«Profondamente innamorato di Dio, don Guanella, come tutti i santi – ha sottolineato monsignor De Aviz – è compagno di viaggio degli uomini, di ieri e di oggi, e a tutti ricorda di mettere al centro della vita Dio, come riferimento della fede, l’uomo come riferimento della carità. Una spiritualità – ha evidenziato – improntata sulla paternità di Dio, dimensione scoperta nella Parola ascoltata, meditata e gustata quotidianamente». Da Dio amato e a Dio profondamente fedele, «non tollerava che si mettessero in discussione la Chiesa e il Papa», definito da don Guanella «stella polare del nostro viaggio».

Dalle scelte di vita cristiana la radice della sua universalità, tratto approfondito dal professor Morozzo della Rocca. Universalità declinata in vari modi, a iniziare dal senso della dignità dell’uomo e dei suoi diritti. Don Guanella dette dignità umana piena a disabili, malati psichici, infermi cronici e ai tanti che per motivi diversi non appartenevano alla schiera dei cittadini forti, autosufficienti, con iniziative precorritrici sul piano pedagogico e medico, dando fiducia, offrendo lavoro, evitando trattamenti disumani e umiliazioni, ricostruendo contesti familiari e comunitari. Emarginati di ogni genere, poveri «vecchi» e «nuovi», le opere di don Guanella erano aperte a tutti. Non aveva una cultura del progetto ben definito e agiva d’impulso. Vedeva i poveri ma vedeva anche la sofferenza umana in senso più generale. Moderno, ovvero ricco di amore ingegnoso per l’uomo e laborioso – veniva dalle montagne alpine – fonda colonie rurali, dà lavoro ai disabili per riscattarli. Manda le sue suore a lavorare.

Scelta di universalità anche quella di radicarsi a Roma, nel 1903. Stare a Roma significa per don Guanella abbracciare il mondo intero. Infine don Guanella educatore appassionato, «non pedagogista», ha sottolineato don Motto. «Dotato di intelligenza pratica, non ha teorizzato, bensì ha proceduto per intuizione, ha agito sotto la spinta delle urgenze». Idee di fondo dell’azione educativa di don Guanella sono la Gloria di Dio e la salvezza delle anime; la fede viva, la carità teologico-pastorale; il buon cristiano e l’onesto cittadino; sanità, studio e santità; la pietà, moralità, cultura, civiltà; l’evangelizzazione e civilizzazione. A livello di metodo il farsi amare prima di farsi temere; l’esserci, la priorità della relazione, l’essere padre, madre fratello, familiare per far sentire l’amore di Dio, generare speranza e promuovere ogni persona. «Sorgenti limpide – ha concluso Motto – da cui possono scaturire varietà di iniziative e applicazioni».

Oltre 300 i partecipanti al convegno, concluso da una danza offerta dalle ragazze accolte dalle suore guanelliane. In calendario a ottobre un secondo convegno cittadino sul tema della disabilità, una mostra al Chiostro del Bramante con le opere realizzate dai ragazzi accolti nei centri guanelliani, la pubblicazione dell’autobiografia di don Guanella, un incontro riservato ai parlamentari.

27 giugno 2011

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