“Il Musico” di Leonardo da Vinci
Nell’esedra di Marc’Aurelio dei Musei Capitolini è esposto l’unico ritratto maschile eseguito dall’artista di Francesca Romana Cicero
Nell’inventario dei “Quadri buoni originali” relativo alla collezione posseduta dai Visconti nel ‘600 figurava il ritratto “picciolo” di un musico che «viene creduto di Leonardo da Vinci, ma non è sicuro che sia di Sua mano, benché bellissimo». «Bellissimo» continua ad essere l’apprezzamento al ritratto rivolto dal visitatore dei Musei Capitolini, nella cui esedra dedicata a Marc’Aurelio è esposto in un’apposita struttura pannellata fino alla fine del mese.
Considerato ormai, almeno nelle sue parti finite (l’artista usava spesso lasciare incompiute le sue opere), un autografo della prima maturità di Leonardo, il ritratto – uscito, dopo 500 anni, per la prima volta in assoluto, dalla veneranda Pinacoteca Ambrosiana –, cattura lo sguardo dell’osservatore, al pari delle altre opere conosciute del grande genio rinascimentale, per quella singolare enigmaticità del soggetto e per la modernità dell’esecuzione.
Unico ritratto maschile eseguito da Leonardo finora pervenutoci, si discosta dalla ritrattistica ufficiale. Raffigurato a tre quarti e non di profilo, il ritratto – pur rielaborando gli insegnamenti della ritrattistica fiamminga e di Antonello da Messina, la cui presenza è certificata alla corte milanese nel 1476 – denota i primi tentativi operati da Leonardo di dare forma visibile a ciò che è impercettibile, ai cosiddetti «moti dell’animo», attraverso un’anatomia perfetta e raffinata.
Teoria del «moto mentale» specchio di quello dell’anima già accettata nel’600 dal cardinale Federico Borromeo, del quale il curatore della presente esposizione e del catalogo, il professor Marani, in precedenti studi borromeiani, ha riportato interessanti ed accurate testimonianze. Il celebre cardinale, che forse scelse personalmente il quadro per la sua collezione, diede una lettura storico-didattica interpretativa de “Il Musico” rapportata al “Cenacolo”. Sosteneva che «la bocca socchiusa del Cristo del “Cenacolo”, raffigurata mentre pronuncia le parole “colui che intinge la mano nel piatto mi tradirà”, elabori e porti alle conseguenze visive più drammatiche il concetto della diffusione di un’onda sonora che era rimasto sospeso ed espresso con minor evidenza dogmatica, dieci anni prima, proprio nel “Ritratto di musico”, dove la diffusione del suono veniva raffigurata ed evocata grazie alla combinazione di due elementi: lo sguardo del personaggio che si perde in lontananza, fuori dal quadro – come a seguire l’eco di un’onda sonora -, e il cartiglio musicale sorretto dalla sua mano destra […”>».
Inoltre il dipinto, secondo quanto ancora rilevato dal professor Marani, sarebbe allegoria della pittura stessa, destinata a restare «etterna» a differenza della musica che, dopo l’esecuzione, cessa del tutto d’esistere. In tal senso si ritiene che Leonardo sia prefigura di Caravaggio che, nei dipinti a soggetto musicale eseguiti a Roma un secolo dopo, allude alla caducità della musica e della giovinezza.
Difficile, infine, l’identificazione del musico: forse il maestro di cappella in duomo, Gaffurio,– ipotesi che terrebbe in considerazione l’iscrizione dello spartito cant [OR”> ang [ELICUM”> riferibile alla di lui opera “Angelicum ac divinum opus”-; o l’amico Migliorotti, il cui ritratto è citato da Leonardo stesso in un elenco di opere e oggetti, fissato in un foglio oggi conservato nel codice atlantico.
“Il Musico” di Leonardo da Vinci c/o Musei Capitolini – Palazzo dei Conservatori, Esedra del Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio. Fino al 27 febbraio 2011. Catalogo: Silvana editoriale. Orari: da martedì a domenica dalle ore 9 alle ore 20; chiuso lunedì. Biglietti: intero 11 euro; ridotto 9 euro. Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 21).
8 febbraio 2011