Dragona, il campo dedicato a Raffaele

Omaggio al giovane deceduto a 26 anni mentre stava per disputare una partita di calcio a Santa Maria Regina dei Martiri. Il parroco don Bartolomucci: «Presto un campionato dedicato a lui» di Mariaelena Finessi

Appena entrato in campo, «inaspettatamente» si è accasciato a terra. «I suoi muscoli si erano praticamente bloccati e il suo cuore, adesso, è a Milano per essere analizzato». Don Leonardo Bartolomucci, parroco di Santa Maria Regina dei Martiri, racconta così quello che è successo lo scorso 19 settembre al giovane Raffaele Bovi, morto ad appena 26 anni. A portarlo via, una malattia congenita di cui nessuno era a conoscenza. Nemmeno i familiari. Il ragazzo stava per disputare una delle tante partite di calcio che si giocano a Santa Maria Regina dei Martiri a Dragona, lungo la via Ostiense.

Una laurea in Economia e commercio conseguita da poco ma che il ragazzo non ha fatto in tempo a vedere: sono stati gli amici, dieci giorni dopo la sua morte, a ritirare il certificato alla segreteria dell’università. Figlio unico, Raffaele era nato a Parigi ma di fatto era cresciuto in questo quartiere a sud della Capitale, non lontano dal mare e in cui vivono circa 13mila abitanti. La scomparsa del ventiseienne ha generato «qualcosa che ci ha subito sbalorditi, me per primo», sottolinea il parroco. «La sua morte ha coinvolto tantissime persone e il 20 settembre, alla celebrazione dei vespri in suo suffragio, la chiesa era piena all’inverosimile. Insomma, ha avuto una capacità aggregativa incredibile». Ora il campo da calcio porterà il nome di Raffaele, «un ragazzo semplice, non un leader», ma che ha lasciato nella vita di tanti un insegnamento che don Leonardo non vuole assolutamente lasciar cadere nel vuoto.

«La nostra intenzione è di dare il via, nel prossimo mese di maggio, a un campionato da dedicare a lui, alla sua memoria, e per una buona finalità». Il sacerdote chiarisce infatti che nel giorno del funerale sono stati raccolti 10mila euro, «dati in beneficenza»: grazie a Raffaele molti altri ragazzi e bambini potranno avere una vita migliore. «Desideriamo riunire i giovani degli oratori e delle parrocchie. E tenere lontane tutte quelle società sportive che, a scopo di lucro, vorrebbero mettere le mani sul nostro campo da calcio». La ragione, soprattutto in questa fase di crisi economica, è semplice: «Il campionato sarà accessibile a tutti perché non possiamo pesare sulle famiglie di questi ragazzi, già vessate dalle molte priorità che la quotidianità impone». È vero, ammette don Leonardo, «che da una parte i genitori considerano queste attività come un modo per tenere impegnati i propri figli fuori casa ma è pur sempre un costo che non ci si può permettere con leggerezza». Oggi, intanto, dopo quello che è successo, anche gli adulti si interrogano: «Hanno conosciuto Raffaele – conclude don Leonardo – e si sono lasciati incuriosire dalla sua gioia di vivere».

10 ottobre 2011

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