È morto monsignor Cacciami, padre del Sir

Presidente emerito dell’agenzia, già alla guida della Fisc, figura di spicco dell’Unione internazionale della stampa cattolica, ha formato con intelligenza e passione generazioni di giornalisti di Paolo Bustaffa (Agenzia Sir)

Alle 19 di sabato 17 marzo è morto, all’età di 87 anni, monsignor Giuseppe Cacciami, presidente del Sir, Servizio Informazione Religiosa, già presidente della Federazione italiana settimanali cattolici, figura di spicco dell’Unione internazionale della stampa cattolica.

Venerdì sera avevo tenuto le sue mani nelle mie. Ma forse era lui a tenere le mie mani nelle sue. Le mani di un prete ordinato nel 1947. Le mani sante di un prete. Le mani di un prete giornalista che ha dedicato tutta la sua vita alla comunicazione. Negli ultimi otto anni, quando un improvviso e imprevisto male aveva minato la sua fortissima fibra, reagiva alle domande sulla sua salute con una battuta diventata proverbiale: “Si lotta”.

Ha sempre lottato per la Verità, don Giuseppe Cacciami. Con la sua intelligenza, la sua passione, il suo amore per i settimanali cattolici locali, per l’agenzia Sir nata dall’esperienza Fisc grazie alla sua intuizione condivisa e sostenuta dall’allora monsignor Camillo Ruini, per il quotidiano Avvenire e per ogni iniziativa che riguardasse la comunicazione.

Una lotta che lo ha visto, come l’apostolo Paolo, sempre e ovunque pronto a prendere la parola con la forza e la chiarezza che venivano da una fede vissuta e pensata ogni giorno, con grinta. I suoi “spilli”, sul settimanale diocesano di Novara, rimangono, a questo riguardo, una testimonianza e un’eredità da raccogliere e continuare.

Il suo sconfinato amore per la Chiesa lo ha portato a vivere il giornalismo come forma alta di carità intellettuale nei grandi dibattiti culturali e, nello stesso tempo, come servizio umile alla gente per accompagnarla nella ricerca di significati, di speranza, di Verità. Un maestro che non è mai salito in cattedra, consapevole come è sempre stato che un giornale è un “luogo altro” e spesso più difficile della cattedra. Ma lui, uomo della montagna, uomo della Resistenza e uomo della Ricostruzione, non temeva le imprese più ardue.

Un “padre” che in tutta la sua vita non si è mai stancato di far crescere, con l’autorevolezza di chi non risparmia alcuna fatica a se stesso, generazioni di giornalisti. Un padre e un maestro la cui ultima tenerissima stretta di mano è il segno indelebile di un amore infinito.

19 marzo 2012

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