Educare si può? No, si deve!

di Filippo Morlacchi

Siamo in dirittura di arrivo al Natale. In tema di scuola, si potrebbe parlare di mille argomenti: la riforma degli ordinamenti che va e viene, le solite litigate su «presepio sì, presepio no» (c’è sempre qualcuno che non lo vuole…) o le recite politically correct che fanno salti mortali per parlare del Natale senza riferimenti a Gesù e simili amenità… Ma preferisco piuttosto descrivere il positivo, e raccontare di un’altra felice esperienza di “educazione riuscita” nelle scuole di Roma. Anzi: per precisare, di Ostia.

«Oggi, a 52 anni, riesco a vivere quello che sognavo di realizzare quando di anni ne avevo 25». A parlare così è il professor Raffaele Romano, docente di storia e filosofia al liceo scientifico A. Labriola, in occasione della X Festa della Solidarietà, promossa dal Gruppo Studentesco di Iniziativa Sociale. Il Gruppo Studentesco è stato fondato dieci anni da don Franco De Donno, “storico” insegnante di religione del Labriola, che ancora ne coordina con passione le attività. Don Franco, che è anche viceparroco a Santa Monica, ma che per gli studenti è soprattutto «il prof di religione», così descrive l’iniziativa: «Il Gruppo studentesco è un’iniziativa che si caratterizza per la gratuità dell’impegno dei suoi componenti, avendo come unico valore di riferimento la dignità della persona ed evitando qualsiasi connotazione di tipo partitico o confessionale. Per questo ne fanno parte studenti di ogni provenienza e di ogni tipo, anche da altre scuole di Ostia. Siamo partiti in quattro, ma a distanza di anni possiamo dire che la sfida è stata vinta. I protagonisti sono proprio loro, i ragazzi; noi insegnanti siamo solo accompagnatori. E la cosa più importante è che siamo riusciti a mettere insieme realtà molto eterogenee: il Gruppo agisce in costante dialogo con la Caritas di Ostia, ma è una realtà di tipo “laico” (nasce in un liceo statale, non in una parrocchia). Questa sinergia voluta e curata tra giovani di mentalità diverse, in vista del fine comune – il servizio alla persona – è il nostro “fiore all’occhiello”».

Il Gruppo prevede una riunione settimanale, che non può mancare mai. Con il sole o con la pioggia, con gli scioperi o con le occupazioni, il venerdì pomeriggio, immancabilmente, alle 14.30 il Gruppo si riunisce. E lo fa perché deve «esserci»: ormai tutti nel territorio sanno che quello è il momento del Gruppo Sociale, e in tanti vanno a presentare i loro bisogni, sapendo che troveranno ascolto e accoglienza. Ma prima dell’ascolto dei bisogni, i membri del gruppo vivono un momento di formazione, in cui si riflette insieme sugli avvenimenti della settimana, imparando gli uni dagli altri ad affrontarli consapevolmente. «Così – è di nuovo il professor Romano che parla – il Gruppo è diventato il “cuore caldo” del Labriola, e mi ha contagiato». «In un certo senso – aggiunge don Franco – la formula efficace è proprio questa: il gruppo ha un fine operativo, cioè i ragazzi fanno realmente qualcosa di utile per gli altri, e le attività di formazione diventano piacevoli perché sono funzionali al raggiungimento di questi scopi benefici concreti».

La continuità del gruppo rende efficaci le iniziative, che durano più a lungo della disponibilità dei singoli. Sono nati così numerosi progetti permanenti, anche di respiro molto ampio. Ad esempio, il progetto “Ostia per l’Africa”, strettamente collegato sia alle iniziative dell’Associazione Seconda Linea Missionaria (che è espressione della parrocchia di Santa Monica) sia alle iniziative del Comune di Roma. Il progetto non è solo una vaga forma di sensibilizzazione ai problemi del cosiddetto Terzo Mondo, ma è diventato concretamente operativo: con i fondi raccolti sono state già costruite due scuole primarie, e ora si stanno raccogliendo i fondi per edificare una scuola tecnica superiore. Oppure il progetto “Mensa Caritas”, che fornisce servizio costante di volontariato domenicale alla mensa della Caritas. O ancora, il progetto “Giovani per la pace”, che intende ostacolare la violenza in tutte le sue forme, anche attraverso proposte concrete, raccolte di firme e simili iniziative in favore della pace. O il progetto “Amici di Libera” (Libera è l’associazione antimafia voluta da don Ciotti nel 1995), che due volte al mese promuove una riflessione sulla cultura della legalità ed il rifiuto delle logiche mafiose. O il progetto “Anziani soli”, riattivato da poco, il cui fine non ha bisogno di spiegazioni. Insomma, una serie di iniziative stabili, affiancate da altre occasionali, come la donazione di sangue in collaborazione con l’ospedale G.B. Grassi di Ostia e l’Addolorata di Roma, o la raccolta di cibo in collaborazione con il Banco Alimentare.

Una scuola che lavora così diventa veramente un “ambiente di vita” e non solo un luogo di studio. Nel senso che la scuola non rimane una semplice preparazione alla vita adulta, un ambiente protetto preliminare alla mischia del quotidiano, una sorta di “prova generale” fatta a tavolino e con la rete di sicurezza: diventa “luogo di vita reale” e riesce a educare in profondità perché porta la vita stessa – con i suoi ideali e le sue contraddizioni – al suo interno. L’attenzione alla persona che caratterizza l’azione del Gruppo Sociale ha coinvolto gradualmente tutte le dimensioni del liceo. E così anche il piano dell’offerta formativa del Labriola è ormai elaborato in modo da mettere realmente al centro la persona dell’alunno. A dimostrazione che un lavoro educativo ben fatto con e per i ragazzi diventa strumento per una maggiore responsabilizzazione anche degli adulti.

Il decimo compleanno del Gruppo Sociale, celebrato lo scorso 17 dicembre nella sede del Labriola, testimonia che, laddove si lavora con dedizione sincera, rispettando le regole della scuola e accettando di accompagnare pazientemente il passo dei ragazzi, i frutti arrivano. Maturano con il tempo, ma arrivano. Quindi educare si può, anche nella difficile scuola di oggi. E se siamo cristiani, dobbiamo dire che se si può, si deve.

Ah, dimenticavo: Buon Natale a tutti!…

19 dicembre 2008

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