Elaborare il lutto, l’importanza del sostegno

Le cure e l’accoglienza della famiglia o di una comunità costituiscono una risorsa fondamentale per aiutare, dopo la perdita di una persona cara, a ritrovare nuovi slanci, forte motivazione e obiettivi concreti di Angela Dassisti

Non importa quanto siamo preparati, quanto tempo abbiamo per accettare la perdita relativamente prossima di una persona cara: la morte costituisce sempre un evento traumatico, che muta profondamente le esistenze degli individui. Nonostante l’uomo abbia fatto grandissimi sforzi per esorcizzarla, essa si distingue perché determina sentimenti di angoscia, rabbia, profondo dolore ed immenso sconforto.

Nel momento in cui l’esistenza di un individuo viene scossa dalla perdita di una persona cara o dalla minaccia della propria vita il dolore è acuto, forte, avvertito dalla mente e dal corpo. Il cuore va in pezzi e si sgretola quasi al peso della grande sofferenza provata, poiché tanto più la persona è importante, tanto più la perdita e la minaccia della sua stessa vita saranno causa di sofferenza e di rabbia.

Dinanzi alla malattia terminale, come è stato descritto negli articoli precedenti, l’obiettivo della famiglia non è la guarigione, piuttosto quello di accompagnare, attraversando un cammino più o meno lungo, con cura e amore la persona verso l’inevitabile scomparsa. Il decesso di una persona cara, tuttavia, che sia atteso o inaspettato, costituisce una perdita insopportabile e dolorosa tale che l’individuo si ferma e sperimenta il lutto. Esso rappresenta un periodo di profonda sofferenza e di impossibilità all’azione costruttiva in quanto caratterizzato da uno stato di tristezza e angoscia profonde.

In letteratura vengono evidenziate 5 fasi del lutto: la negazione, la rabbia, il patteggiamento, la depressione, l’accettazione. Questi momenti indicano i sentimenti e le reazioni che gli individui generalmente mostrano in situazioni drammatiche e sconvolgenti la propria esistenza, in cui il lutto può rappresentare la perdita reale o una mancanza simbolica.

Nel momento in cui persone care perdono la vita i familiari o gli amici più intimi avvertono e riferiscono la sensazione che anche dentro di loro qualcosa sia morto: è una perdita di una persona importante che avvertiamo come privazione e mancanza fisica. Le reazioni sono molteplici, poiché numerose sono le sfumature e le intensità delle emozioni che accompagnano la scomparsa di qualcuno. I comportamenti, tuttavia, sono diversificati e variabili in quanto specifica è la valenza di un evento e di un’emozione per la nostra mente.

L’alternanza e la successione di queste fasi, pertanto, non può essere quantificata, poiché dipende fortemente dalle differenze individuali e dalla fragilità delle persone nel momento preciso in cui l’evento luttuoso si verifica.

La difficoltà maggiore è determinata dalla perdita di punti di riferimento: come se la meta da raggiungere si fosse dileguata improvvisamente, lasciando l’individuo in una grande disorganizzazione, poiché la motivazione ed il centro stesso dell’esistenza sono venuti a mancare. Le persone che sopravvivono ad un parente spesso riferiscono di avere perso il senso della loro esistenza, di trovarsi soli nella sofferenza e di non aver nessun motivo per uscirne. Ma nonostante questo si continua a mantenere le stesse abitudini, a condurre la propria esistenza nello stesso modo, finché la rabbia, la tristezza e l’angoscia si affievoliscono e perdono intensità.

Proprio nel momento in cui queste emozioni negative non spaventano, ma vengono accettate e sopportate, nuovi obiettivi, inaspettati slanci motivazionali sembrano affiorare nell’esistenza vuota e monotona del familiare sopravissuto. Il lutto costituisce un momento di stasi e se non si cronicizza, rappresenta probabilmente una fase che permette la riorganizzazione dell’individuo.

Tuttavia, come è stato spesso sottolineato negli articoli precedenti, la solitudine, l’emarginazione sociale e culturale, la mancanza di un punto di riferimento familiare o religioso possono compromettere il recupero, favorendo un progressivo deterioramento dell’individuo. La persona può cadere in una profonda depressione nel momento della perdita, poiché non avrà modo di trovare altri stimoli senza il confronto e la relazione con altri individui.

Non è facile spingere un anziano genitore a rifarsi delle amicizie o a ritrovare degli interessi, tuttavia è possibile fornirgli indirettamente degli obiettivi, ponendolo in una posizione di rilevanza all’interno della famiglia, richiedendo la sua reale collaborazione nel ruolo di componente attivo del gruppo familiare.

Allo stesso tempo non è affatto semplice sostenere il genitore in seguito alla perdita del figlio, soprattutto nelle fasi di rabbia e di depressione, poiché la famiglia, talvolta, non è preparata a fornire aiuti specifici che aiutino a superare il dramma ed il dolore.

Eppure, il semplice fatto di essere presenti, di non giudicare, di dare speranza e conforto, di permettere che la persona si confidi e si confronti, fornendo un punto di vista obiettivo e riflessivo può rappresentare uno stimolo alla ripresa della propria vita. Inevitabilmente cronicizzazioni e patologie hanno bisogno di interventi psicoterapeutici mirati; per cui si consiglia, qualora la depressione comprometta il funzionamento psicologico e lo stile di vita della persona, di farsi aiutare da esperti.

Le cure e l’accoglienza della famiglia o di una comunità tuttavia costituiscono una risorsa fondamentale per chi sopravvive al lutto, in quanto forniscono l’opportunità di ritrovare nuovi stimoli alla vita. Nuovamente il consiglio è quello di mettersi nei panni dell’altro e di sostenerlo, per quanto possibile, aiutandolo a ritrovare nuovi slanci, forte motivazione e obiettivi concreti.

Il lutto costituisce un netto cambiamento, ma se affrontato e accettato con coraggio può rappresentare una rinascita. L’amore verso gli altri e la consapevolezza di poter contare su persone care costituiscono il punto di forza della nostra umanità e della nostra esistenza.

1° giugno 2012

Potrebbe piacerti anche