Emergenza rifiuti, continua la polemica sul dopo Malagrotta
Manifestazione del comitato di protesta “No discarica Divino Amore” davanti al ministero dell’Ambiente. Barricate notturne sulla via Ardeatina. Il presidio: «Rendere pubblici i dati su Falcognana» di F. Cif.
La discarica di Malagrotta chiuderà i cancelli lunedì 30 settembre. Ma nonostante le rassicurazioni del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Goffredo Sottile, l’ipotesi della cava di Falcognana come scelta privilegiata per il dopo Malagrotta continua a provocare dure proteste da parte dei residenti della zona, poco distante dal santuario mariano del Divino Amore, sulla via Ardeatina. A Falcognana, assicurava Sottile alla fine di agosto, «arriveranno solo i rifiuti trattati: i cittadini devono stare tranquilli». Parole che non sono bastate a placare le proteste dei comitati che si battono contro la realizzazione della nuova discarica, che ancora ieri sera, martedì 3 settembre, hanno occupato la via Ardeatina, intono alle 23, costruendo una barricata con sedie, tavoli e cassonetti.
Una manifestazione di protesta, quella di ieri, dovuta all’esclusione dal tavolo tecnico sui rifiuti del Lazio che si è riunito nel pomeriggio al ministero dell’Ambiente, al quale «da un mese chiedevamo di partecipare», hanno dichiarato i portavoce del presidio “No discarica Divino Amore”, inscenando un sit in davanti al ministero. In serata, poi, la decisione di alzare le barricate, mentre il Municipio competente, il IX, votava all’unanimità la mozione che inibisce il traffico pesante su via di Porta Medaglia, «priva di illuminazione, di marciapiedi e con raggi di curvatura molto stretti». La strada era stata individuata come possibile alternativa alla via Ardeatina per il transito dei compattatori con i rifiuti diretti alla futura super discarica. Un’ulteriore manifestazione è stata autorizzata per sabato 21 settembre: un corteo che a partire dalle 15 occuperà le strade del centro, da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli.
Nella relazione presentata dai tecnici a Sottile, a detta del comitato di protesta, c’è un «rischio elevato di inquinamento delle falde acquifere. Stanno per inquinare in maniera devastante l’agro romano per creare un vero e proprio disastro ambientale». Il timore è che si arrivi a una decisione senza aver acquisito ogni elemento utile. Compresi quelli relativi al rischio di infiltrazioni mafiose nella ditta Ecofer, proprietaria della discarica, sulla quale è atteso il rapporto della Guardia di finanza. «Nuove Malagrotta non ce ne potranno più essere e non ce ne saranno», aveva scritto il sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino in una lettera indirizzata, all’inizio di agosto, a tutti i cittadini. Ieri mattina ha ribadito: «Malagrotta è la discarica più grande e pericolosa d’Europa e ci sono studi a dimostrarlo, quindi è necessario che venga chiusa». Ma sindaco e Comune, ha sottolineato, «hanno poteri limitati. La gestione di Falcognana, se sarà questa, è nelle mani del Governo tramite il commissario straordinario».
La strada da percorrere, secondo Marino, passa attraverso una «raccolta differenziata vera», che abbia l’ambizione di arrivare al 70%, «e in molti Municipi si sono moltiplicati gli sforzi». I rifiuti, insomma, «non devono essere solo un problema: per questo – ha continuato il Primo cittadino – stiamo studiando tecnologie e dati di tutto il pianeta riguardo allo smaltimento dei rifiuti. Serve un approccio scientifico». A Roma comunque, assicurava già nella sua lettera di agosto pubblicata su www.romacapitale.it, «i rifiuti indifferenziati, cosiddetti talquale, non saranno mai più smaltiti in discarica. Ogni nuova discarica accoglierà solamente rifiuti trattati e stabilizzati. Lo riteniamo indispensabile per la salute delle persone e per il nostro ambiente, ed è anche un obbligo di legge importo dall’Europa». Proprio per questo, al centro del tavolo tecnico che si è riunito martedì pomeriggio c’è stato il tema del compostaggio dello scarto umido.
Scettici i membri del presidio “No discarica Divino Amore”. «Da settimane – denunciano in una nota – invochiamo di rendere pubblici i dati su Falcognana e un confronto diretto con le istituzioni interessate: richiesta a oggi completamente ignorate, il cui unico risultato è stato quello di alimentare le diffidenza nei confronti dei rappresentanti istituzionali». Se poi il tavolo tecnico fosse dedicato solo al compostaggio, denunciavano alla vigilia dell’incontro, «saremmo ancora più preoccupati perché l’assessorato all’ambiente trascurerebbe per l’ennesima volta l’esistenza di una collettività esasperata e angosciata, che aspetta risposte dal 31 luglio scorso».
4 settembre 2013