Verso la giornata di digiuno e preghiera per la Siria

Crescono le adesioni del mondo cattolico e non solo all’appello del Papa del 1° settembre. Schierati anche i musulmani d’Italia. Agostiniani: «Gesto di unità, rafforzi i legami tra tutti gli uomini» di R. S.

Le comunità islamiche d’Italia aderiscono alla giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria indetta da Papa Francesco, invitando, come afferma il presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia e imam di Firenze Izzedin Elzir, «ad affiancare i cristiani cattolici con la preghiera e l’invocazione a Colui che è Pace affinché conceda la pace e la giustizia a quel popolo martoriato e offeso». Secondo l’imam, la guerra in Siria «sembra essere giunta alla vigilia di una svolta drammatica e preoccupante. Il rischio di un allargamento del conflitto in atto da due anni con l’intervento diretto di potenze straniere si fa sempre più vicino. La memoria di quanto avvenuto, e avviene ancora, in Iraq, in Afghanistan e più recentemente in Libia ci fa ritenere che altre bombe su un Paese già martoriato non possano che provocare un sovrappiù di macerie umane e materiali e non contribuiscano in nulla alla necessaria pacificazione. Siamo pertanto molto felici che Papa Francesco, la massima autorità religiosa del mondo cattolico, sia intervenuto con un accorato appello alla pace invitando i credenti a un giorno di digiuno per sabato 7 settembre». In più, i musulmani d’Italia si augurano anche che il nostro Paese «esprima e incoraggi un’incisiva azione diplomatica che possa evitare al popolo siriano altre immani sofferenze».

Intanto adesioni all’appello del Santo Padre continuano ad arrivare da tutto il mondo cattolico e non solo. «Con Papa Francesco – dichiara il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez – sabato 7 settembre, anche noi vogliamo costruire un grande “muro di fuoco, un muro d’amore” (Santa Caterina), una grande muraglia di preghiera costruita dalle pietre vive degli oranti, degli uomini e delle donne di preghiera». Proprio per questo tutti i 1.900 gruppi e comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo sono stati impegnati a vivere la giornata del 7 settembre «con speciale riguardo al digiuno e alla preghiera. Tutti i responsabili e gli animatori del movimento si faranno promotori d’iniziative locali a sostegno dell’appello del Pontefice», mentre gruppi e comunità del Lazio e delle regioni limitrofe sono stati invitati a confluire in piazza San Pietro, dalle 19 alle 24, per il gesto di preghiera indetto da Francesco.

«Siamo con il Papa senza se e senza ma. Il 7 settembre, le Acli del Lazio saranno al fianco del Pontefice e di tutti coloro che hanno a cuore il principio sacrosanto della pace», afferma il presidente delle Acli del Lazio Umberto Soldatelli, invitando tutti, iscritti e dirigenti, a farsi promotore di iniziative di preghiera e di digiuno. «Dobbiamo apparire – continua – come una comunità coesa che ponga il dialogo e il ripudio della guerra come priorità irrinunciabile».«La nostra associazione – gli fa eco la presidente delle Acli provinciali di Roma Cecilia Cecconi – nasce sulla coda del secondo conflitto mondiale, per cui abbiamo nel Dna la parola ricostruire. Ogni giorno cerchiamo di praticare la pace a partire dai servizi che offriamo, molti dei quali sono rivolti a stranieri provenienti anche da Paesi lontani non alieni da scenari di guerra».

Incondizionata anche l’adesione dell’Unitalsi, espressa dal presidente nazionale Salvatore Pagliuca. L’associazione è schierata con Papa Francesco e «prega con lui e per lui – ha sottolineato Pagliuca – affinché la sua invocazione di pace possa trovare la giusta accoglienza nelle coscienze dei responsabili internazionali. Saremo lieti, in particolare, di testimoniare in modo speciale il nostro affetto per Papa Francesco in occasione dell’incontro che il Santo Padre ha voluto concedere all’Unitalsi il prossimo 9 novembre», a conclusione delle celebrazioni per i 110 anni dell’associazione.

Per Roberto Mineo, presidente del Ceis don Mario Picchi, «la giornata di preghiera per la pace in Siria indetta da Papa Francesco è un’iniziativa semplice, ma che racchiude al suo interno una forza e una rilevanza straordinaria». La guerra, osserva Mineo, «è qualcosa di terribile che distrugge ogni senso morale e civico di una nazione portando le persone a comportarsi in maniera primordiale per sopravvivere. Noi che ogni giorno lavoriamo per migliorare la vita delle persone in difficoltà ci sentiamo in dovere di sostenere questa iniziativa».

In una lettera indirizzata a tutti i confratelli in merito alla situazione della Siria, anche il Superiore generale della congregazione don Orione, don Flavio Peloso, scrive: «Facciamo nostre le preoccupazioni di Papa Francesco e la fiducia nella potenza dell‘implorazione della Chiesa per la pace». Alle parole pronunciate nell’Angelus di domenica 1° settembre, rileva il religioso, «non c‘è molto da aggiungere, se non invitare alla piena adesione e adempimento alla sua richiesta con amore di figli. In tutti i nostri ambienti di scuole, opere di carità, parrocchie e seminari, facciamoci promotori di iniziative di preghiera e di digiuno, come voluto da Papa Francesco. Uniamo anche le nostre parole e le nostre opere alla giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria programmata dal Pontefice per sabato prossimo».

Pieno supporto al grido di Francesco per la pace e la fine delle violenze in Siria arriva anche dal capitolo generale dell’Ordine di Sant’Agostino, riunito oggi, mercoledì 4 settembre, a Roma. «Assieme a lui – si legge in una nota – richiamiamo la comunità internazionale a mettere da parte le armi di guerra e le minacce di violenza, e a seguire la strada che porta alla pace attraverso il dialogo e la discussione». Relativamente poi alla giornata di digiuno e preghiera, alla quale il capitolo generale invita ad aderire gli agostiniani di ogni luogo, religiosi e laici, la speranza espressa è che «questo gesto di unità e questo atto di preghiera» possano «rafforzare i legami che uniscono tutti gli uomini e le donne di buona volontà che anelano alla pace, e portare nel nostro tempo una nuova era di comprensione, cooperazione e speranza per i popoli di ogni luogo».

4 settembre 2013

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