Famiglia, priorità dell’agenda Italia
Lavoro, casa, anziani, nidi: associazioni e Forum presentano a governo, Regione e Comune un elenco di criticità da affrontare per salvaguardare il nucleo primario della società di Daniele Piccini
«L’attentatore di Palazzo Chigi, Luigi Preiti, era una persona con una triplice fragilità: nella famiglia, nel lavoro e nel tunnel del gioco d’azzardo in cui era caduto». In tempi di crisi economica, secondo Francesco Belletti, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, la cronaca della scorsa domenica a piazza Colonna può diventare un modello, estremo ma significativo, per interpretare le fragilità e le sofferenze di tutte le famiglie italiane.
Così, nella giornata della Festa della Famiglia, associazioni e Forum presentano a governo, giunte regionali e amministrazioni comunali un elenco di criticità da affrontare al più presto per salvaguardare la cellula più piccola e vulnerabile della società. «Intanto – spiega Belletti – serve un intervento per risolvere il problema del lavoro dei giovani, premessa alla creazione di nuove famiglie. In secondo luogo una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia con nuove forme di flessibilità per la cura dell’infanzia, con asili nido condominiali o Tagesmutter. In terzo luogo aspettiamo lo sblocco del mercato delle case e graduatorie per l’edilizia popolare più favorevoli alle giovani famiglie».
Con l’aspettativa di vita che cresce di anno in anno, le famiglie devono sempre più spesso farsi carico di anziani disabili o non autosufficienti. «Basterebbe applicare il piano per la promozione dei servizi socio-assistenziali messo a punto dal governo Monti nel giugno del 2012. Su questi temi servono strategie anticicliche: proprio nei periodi di maggiore crisi economica le risorse per il welfare devono aumentare». In Italia il fisco soffre di una cronica idiosincrasia nei confronti delle famiglie. «Non è possibile – denuncia Belletti – che in Italia fare un figlio significhi impoverirsi. Il fisco va riformato per ridare capacità di spesa alle famiglie. Andrebbe istituita una “no tax area familiare”: un alleggerimento della pressione fiscale mirato alle famiglie.
Il nuovo governo Letta avrebbe dovuto assegnare a un sottosegretario la delega alle politiche familiari, con l’impegno di attuare un piano nazionale che in fondo esiste già». Quando dalla prospettiva nazionale si passa a quella regionale, il focus delle proposte per soccorrere le famiglie cambia solo di tono, non nella sostanza. «Puntiamo a fare del Lazio una regione pioniera sul tema del “quoziente familiare”», sottolinea Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle associazioni familiari del Lazio. «Vorremmo veder applicato – prosegue Ciccarelli – il criterio della “Valutazione impatto familiare” (Vif), ossia la sana abitudine di leggere qualsiasi intervento legislativo con la lente dell’impatto sulla famiglia.
Intanto vanno valorizzate le famiglie “secondo Costituzione”: chi, nell’unione con il coniuge, si è assunto un impegno pubblico deve essere premiato con vantaggi pubblici. Nel welfare va valorizzato il principio di sussidiarietà sostenendo le associazioni e le cooperative che si prendono cura delle famiglie. Nel Lazio vorremmo esteso il “quoziente Roma” (un sistema di calcolo delle agevolazioni tariffarie basato sul numero dei componenti familiari, degli occupati e sull’eventuale presenza di invalidi, ndr)». Per una famiglia con più figli perfino l’inizio dell’anno scolastico e l’acquisto dei libri possono mandare in rosso il bilancio.
«La tecnologia dei tablet – spiega Angelo De Santis, coordinatore dell’Associazione Famiglie numerose del Lazio – permetterebbe di risparmiare sui libri. Alcune scuole di Roma lo fanno già, con una spesa mensile minima. In generale, per risolvere tutte le politiche familiari, ai nostri miopi amministratori basterebbe guardare al modello della Francia, con assegni di sostegno e reddito minimo per i genitori che scelgono di rimanere a casa».
6 maggio 2013