Famiglie a rischio povertà, racconti dentro la crisi

Aumentano le persone costrette a ricorrere all’Emporio della Caritas diocesana, dove si può fare la spesa gratis. Storie di precariato e mutui da pagare di Antonella Gaetani

In una busta di plastica Giulia mette olio, lenticchie e barattoli di pomodoro. Mentre suo figlio, di appena quattro anni, gioca con una scatola di biscotti. Sono da poco passate le 12, e all’Emporio della Caritas diocesana, sulla via Casilina Vecchia, inaugurato lo scorso 27 maggio, è un continuo andare e venire di buste della spesa, di fornitori che scaricano merci e di volontari che cercano di accontentare le richieste di tutti per poter fare la spesa gratis. Anche se, spesso, e ormai troppo spesso, si è costretti a dire di «no». «Le domande aumentano – racconta una volontaria – e c’è una lista d’attesa che si fa sempre più lunga. La crisi si fa sentire e le famiglie sono strette in una morsa. Non sono solo le fasce deboli a rivolgersi a noi, ma anche persone che fino a qualche tempo fa stavano bene».

Intanto si avvicina un uomo sulla sessantina e, con la dichiarazione dei redditi sotto braccio, chiede sottovoce come poter far spesa all’Emporio. «Le persone – continua la volontaria – arrivano dai centri d’ascolto delle parrocchie e della Caritas. Questa struttura è nata principalmente per venire incontro alle esigenze delle famiglie con minori, ma aiutiamo anche gli anziani e le fasce deboli. Le basse pensioni e l’alto costo della casa hanno creato situazioni di grande disagio».

L’Emporio della carità è un vero e proprio supermercato di circa 500 metri quadrati con casse, carrelli e scaffali. Questa struttura è inserita in una Rete di solidarietà che coinvolge sette tra le maggiori organizzazioni del privato sociale di Roma: la Caritas diocesana, la Compagnia di San Paolo, la Comunità di Sant’Egidio, il Circolo San Pietro, l’Arciconfraternita di San Trifone, il Banco Alimentare e l’Associazione Banco Alimentare. L’Emporio riesce a distribuire generi di prima necessità grazie agli sforzi della Caritas, che con varie iniziative cerca di coinvolgere sponsor e cittadini. A questa struttura possono rivolgersi non solo le persone residenti – anche se in questo momento la collaborazione è avviata con il IV e il IX Municipio – ma anche coloro che sono privi di residenza e non hanno una dimora stabile. Per usufruirne è necessario un colloquio con i centri di ascolto della Caritas e con gli enti che hanno aderito al progetto. Verificata la situazione di disagio socio-economico, si ha l’autorizzazione per fare gratuitamente la spesa con una card che consente di accedere all’Emporio, una sorta di carta di credito a punti.

Sbirciando tra gli scaffali, vediamo che un pacco di pasta o una confezione di caffè costa un «token», una specie di punto. Come ogni supermercato, in base alle disponibilità del magazzino non mancano le offerte: in questi giorni, con un «token» si prendono tre confezioni di cracker. «Li mangio al posto del pane – dice una giovane donna alla cassa -, sono proprio buoni». Una risposta concreta, dunque, alle difficoltà crescenti causate da una separazione, da un lavoro precario, da un lutto o dalla presenza di un solo reddito. Si può usufruire di 200 «token» mensili, da distribuire in 50 settimanali.

All’Emporio fanno la spesa anche molti stranieri. Alla cassa ecco una giovane donna che viene dalla Tanzania: «Sono in Italia da sei anni – racconta – e ho un bambino di sette mesi. Cerco di darmi da fare come posso. Lavoro come baby sitter. In questa struttura ho trovato un grande aiuto, soprattutto in questo momento in cui ho un bambino piccolo». Prende le sue buste e torna a casa. Intanto Irina cerca di tenere a bada suo figlio che corre tra gli scaffali. Reclama un biscotto, aprendo la scatola gliene cade uno. Irina lo raccoglie e lo mangia, e al figlio ne dà un altro. Anche lei è in Italia da diversi anni e lavora come badante, divide la casa con altre connazionali e a turno si aiutano nell’accudire i figli.

Paola, invece, è italiana, da due mesi fa la spesa all’Emporio. Si è trovata in una situazione difficile, abita a Tor Vergata e, ogni settimana, viene qui a via Casilina Vecchia. Mentre Francesca ha perso il lavoro e per lei e per il marito, con il mututo da pagare, restano pochi soldi al mese. «In questo momento – osserva – poter fare la spesa gratis è un aiuto. Certo, è triste, dopo tanti sacrifici, trovarsi in queste condizioni, ma fin quando il mercato del lavoro sarà così fragile, non credo che la situazione potrà migliorare. Oggi hai un lavoro e domani puoi perderlo. E spesso non puoi fare niente».

10 novembre 2008

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