“Famiglie in rete”. Incontri a Casa Betania

Nella sede di via delle Calasanziane, appuntamenti bimestrali di formazione per nuclei familiari di Antonella Palermo
Le pagine web di Casa Betania
Casa Betania, tra accoglienza, lavoro e solidarietà di Federica Cifelli

“I luoghi della sofferenza intorno a noi. La gioia condivisa si moltiplica, la sofferenza si dimezza”. È il filo rosso del ciclo di incontri formativi del progetto “Famiglie in rete” promosso da due anni dall’associazione Casa Betania, che ha ripreso i suoi appuntamenti domenica 13 novembre. Porte aperte nella sede della casa-famiglia (via delle Calasanziane) una volta ogni due mesi per confrontarsi sui temi che riguardano la solidarietà e l’accoglienza e per sostenere la quotidianità di questo centro che opera soprattutto a favore di donne sole, per lo più immigrate, e dei loro bambini. Partenza con una riflessione sulla disabilità per poi affrontare il tema del carcere (15 gennaio), quello del disagio mentale (26 marzo), fino a concludere il 7 maggio con il contributo di un sacerdote e di uno psicologo sulle modalità con cui ci si pone di fronte alla sofferenza. Ciascun incontro prevede la relazione di un addetto ai lavori (interverranno un rappresentante della Comunità di Capodarco, il cappellano del carcere minorile di Roma, un neuropsichiatra); seguirà la testimonianza di alcune famiglie che vivono le difficoltà e che hanno tentato di dare la loro risposta al problema. A suggellare tutti gli incontri, la condivisione del vissuto di Casa Betania, un’avventura che i coniugi Dolfini, che ne sono fondatori, portano avanti da 12 anni.

«Con il tempo le richieste di aiuto sono aumentate tantissimo perciò ci siamo dovuti inventare un modo per mettere in circolazione questi bisogni tra chi potesse poi decidere di darci una mano», racconta Silvia Dolfini. A bussare alla porta sono giovani donne sole in attesa di un bimbo, che perdono il lavoro e a volte anche la casa, oppure persone sole che chiedono amicizia e ascolto, famiglie in temporanea difficoltà a cui basterebbero solo poche attenzioni o piccoli gesti di vicinanza. Attraverso la rete internet – da qui il nome dell’iniziativa – Casa Betania è riuscita a coinvolgere oltre 120 famiglie del territorio romano. Queste ricevono via e-mail dall’associazione le informazioni con i dettagli circa le tipologie di servizi che la struttura necessita (per esempio lavori di falegnameria, imbiancatura, traslochi, accompagnamento a scuola, alla fisioterapia, supervisione/assistenza ad appartamenti della cooperativa che ospitano 2 o 3 mamme sole con i propri figli, affido…). A questa fantasia di richieste ciascuno, anche persone singole, può rispondere offrendo una propria disponibilità di tempo e di energie. «Finora sono circa 80 i nuclei maggiormente reattivi a queste sollecitazioni, 60 sono le famiglie che hanno partecipato ad almeno uno degli incontri formativi proposti (che restano non vincolanti rispetto al servizio prestato), 30 quelle che si sono impegnate concretamente per sostenere i fabbisogni della casa», precisa Marco Bellavitis, all’attivo cinque anni di volontariato nell’associazione e responsabile del progetto “Famiglie in rete”.

«Non vogliamo sostituirci al cammino che si può fare nelle singole comunità parrocchiali – sottolinea con forza Silvia – ma anzi vogliamo offrire un percorso di crescita umana e spirituale che potrà aumentare la sensibilità di coloro che poi potranno tornare ad operare nel tessuto sociale di provenienza come fermento di carità». La fatica non risparmia gli operatori di Casa Betania, uno strumento di grande riferimento nelle mani dell’intero quartiere. «Chi ce lo fa fare? Non si può restare fermi dinanzi al povero che chiede – conclude Silvia -. Ogni persona che è passata di qui ha lasciato un dono grande. La valigia si è spesso alleggerita: qualche mattone in meno e qualche fiore in più. L’arricchimento è sempre reciproco. Basta non trattenere la gente ma godere del tempo che si è passato insieme».

15 novembre 2005

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