Favole e miti di Giorgio De Chirico
Alla Galleria Mucciaccia esposti 38 olii realizzati dal pittore, nato in Grecia, tra gli anni ’20 e gli anni ’70 di Francesca Romana Cicero
La coscienza regola l’arte di De Chirico: oggetti e figure sono sottratti al senso logico comune per essere immersi in una spazialità immaginaria e imprevista, in cui gli elementi architettonici presenti – le arcate, i templi o le costruzioni rinascimentali – amplificano la percezione del mistero. Mistero non dissolvibile: ogni singola opera rimanda a sensi e sovrasensi comunque inaccessibili.
Da spazi solitari monocromi e carichi di silenzio, manichini, cavalli, interni o piazze, emergono in tutta la loro inquietante consistenza, in parte stemperata negli ultimi anni della sua vita quando il pictor optimum si abbandonava a forme più fluide e si ritraeva in un fitto bosco come un cavaliere errante o in battaglia. Non si assiste a un’evoluzione di intenti e tecniche nella sua maturazione artistica: la rappresentazione del proprio mondo interiore resta immutata.
I 38 olii esposti nell’elegante Galleria Mucciaccia documentano, in un arco temporale che va dagli anni ‘20 ai ‘70, la ripetitività quasi ossessiva di temi e personaggi. Ripetitività che annulla la distinzione tra copia ed originale.
La percezione di una linearità di pensiero, nonostante i differenti esiti espressivi e iconografici, è favorita dall’allestimento privo di pannelli esplicativi e didascalici: le inquietudini novecentesche e le rievocazioni di una felice fanciullezza trascorsa in Grecia – i cui miti sono una fonte inesauribile d’ispirazione – emergono prepotentemente dalla raffinatezza delle forme che esalta la sintesi tra classicità e modernità.
In mostra la rappresentazione di Venezia, ispirata al vedutismo settecentesco; il nudo di donna che ricorda le bagnanti di Renoir; le nature morte. Ma soprattutto la sua sensibile decostruzione metafisica della realtà e le appassionate rievocazioni liriche e mitologiche, che trovano espressione nei cavalli dalle lunghe e folte criniere e code agitate da un vento leggero, simbolo della libertà e vitalità dionisiaca; nelle piazze con le Arianne abbandonate da Teseo e rapite da Dioniso, metafora dell’anima che rifiuta la logica e vuol rientrare nel labirinto; negli “archeologi”, manichini umanizzati, con il capo leggermente inclinato in segno di raccoglimento ed ospitanti nel corpo rovine di templi greci e paesaggi. Soggetti e temi che trasferiscono la pittura «dalle sedi temporali alle regioni poetiche» (Alberto Savinio, fratello di De Chirico, 1940).
Tra i capolavori esposti ricordiamo: “Ettore e Andromaca”, “Il grande metafisico”, la serie de “Il Trovatore” – metafora del poeta –, “Argonauti sulla spiaggia”, “Cavalli antichi in riva al mare”, “Combattimento di Ettore ed Achille sotto le mura di Troia”, “Oreste e Pilade” e “Le Muse inquietanti”.
Galleria Mucciaccia, Via d’Ara Coeli 16 (nelle adiacenze della piazza), fino al 28 gennaio 2007. Orario: dal lunedì al sabato dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30. Ingresso libero. Catalogo: edizioni Mucciaccia. Informazioni: telefono: 06 69923801; sito internet: www.galleriamucciaccia.it.
3 gennaio 2007