Francesco all’Ac: «Vivere e diffondere la gioia del Vangelo»

Tre verbi consegnati come impegno agli aderenti nella XV assemblea nazionale: «Rimanere con Gesù, andare e gioire». Il messaggio dell’assemblea alla Chiesa e al Paese: «Noi ci siamo» di Francesco Rossi (Agenzia Sir)

È il popolo delle parrocchie che, sabato 3 maggio, l’Azione cattolica ha convocato a Roma per l’udienza con Papa Francesco. In un’aula Paolo VI gremita da oltre 7mila persone tra presidenti e assistenti parrocchiali, responsabili diocesani e delegati regionali, oltre a una rappresentanza dei ragazzi di Ac (l’Acr), l’incontro con il Papa ha suggellato la XV assemblea nazionale.

Il «paradigma missionario» dell’Ac. Da Papa Bergoglio all’associazione è arrivato un chiaro mandato missionario, a essere «Chiesa in uscita»: un’Azione Cattolica «sempre aperta» e «mai ferma». Il «paradigma missionario» caratterizza l’Ac secondo Francesco. «Voi laici di Azione cattolica – ha sottolineato – siete chiamati a rinnovare la scelta missionaria, aperta agli orizzonti che lo Spirito indica alla Chiesa ed espressione di una nuova giovinezza dell’apostolato laicale». La vita associativa parte dalle parrocchie: queste, ha detto il Papa all’Ac, «hanno bisogno del vostro entusiasmo apostolico, della vostra piena disponibilità e del vostro servizio creativo. Si tratta di assumere il dinamismo missionario per arrivare a tutti, privilegiando chi si sente lontano e le fasce più deboli e dimenticate della popolazione». Lo «stile di evangelizzazione» dell’Ac è «animato da forte passione per la vita della gente», cosicché l’associazione «agli impegni intraecclesiali sa unire quello di contribuire alla trasformazione della società per orientarla al bene». Papa Francesco ha quindi indicato tre verbi – «rimanere, andare e gioire» – quale «traccia di cammino» per gli aderenti all’Ac. Il primo chiede di «rimanere con Gesù», perché «è dall’incontro con Colui che è la nostra vita e la nostra gioia, che la nostra testimonianza acquista ogni giorno nuovo significato e nuova forza». In secondo luogo «andare per le strade» e «annunciare che Dio è Padre e che Gesù Cristo ve lo ha fatto conoscere, e per questo la vostra vita è cambiata». Infine «gioire, essere persone che cantano la vita, che cantano la fede», secondo l’espressione usata 1.600 anni fa da sant’Agostino. «Gioire perché il Signore vi ha chiamato a essere corresponsabili della missione della sua Chiesa. Gioire perché in questo cammino non siete soli». Con questi tre atteggiamenti, ha aggiunto, «potrete portare avanti la vostra vocazione, ed eviterete la tentazione della chiusura e dell’intimismo; e la tentazione della serietà formale. Eviterete cioè di portare avanti una vita più simile a statue da museo che a persone chiamate da Gesù a vivere e diffondere la gioia del Vangelo».

Come un asinello… Fin dalle prime ore della mattina, sotto al porticato di piazza San Pietro, c’era una lunga fila per entrare e ascoltare le parole del Papa. Quindi, all’interno dell’Aula Paolo VI, si sono alternati canti e preghiere, fino all’arrivo del Pontefice, accompagnato dall’orchestra popolare italiana di Ambrogio Sparagna. A dare il benvenuto a nome di tutti i vescovi italiani è stato il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che poco prima aveva celebrato la Messa per i delegati all’assemblea, richiamando l’importanza del «radicamento» sul territorio dell’Ac, valore che «appartiene alla natura dell’associazione, alla sua origine e principio». A Papa Francesco, invece, hanno portato il saluto dell’associazione il presidente e l’assistente di Ac. Franco Miano, presidente nazionale uscente, ha sottolineato la volontà di «essere sempre più un’associazione che esce», poiché fatta di «uomini e donne in cammino». L’assistente, monsignor Mansueto Bianchi, ha invece proposto un paragone apprezzato dal Papa. «L’Ac – ha detto – vuole essere come l’asino con cui Gesù compì il suo ingresso a Gerusalemme». Non importa essere cavalli di razza: ciò che conta è desiderare «con tutto il cuore di portare il Signore dentro la città».

Noi ci siamo. «Ci siamo» è, infine, il monito uscito dall’assise assembleare, consegnato a un “messaggio alla Chiesa e al Paese”. «Vogliamo dire ai nostri vescovi: noi ci siamo» per «sostenere la ricerca di senso e speranza che alberga nel cuore di ciascuno, per costruire “sentieri di gioia” con i ragazzi, i giovani e gli adulti dei nostri territori», e anche «per testimoniare l’amore privilegiato di Dio verso chi si sente vinto dalle difficoltà, in particolare i giovani senza lavoro, le famiglie in crisi, gli anziani soli, gli immigrati sfruttati, i poveri senza speranza». Al contempo, un invito alla «corresponsabilità» per rappresentanti delle istituzioni, politici, imprenditori, sindacati. Per coloro «che hanno la possibilità d’incidere sulla vita delle persone», il messaggio contiene un sollecito a «restituire “senso” al ruolo dell’Italia nell’Europa e nel mondo, senza rassegnarsi a un futuro di marginalità e mediocrità», rimettendo «al centro la persona nella sua concretezza».

5 maggio 2014

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