Fuori sede: il caro casa
Sono circa 60mila gli studenti fuori sede presenti a Roma. Per tutti, il primo ostacolo da superare è quello dell’affitto di Massimo Angeli
Arrivano dalla Calabria e dalla Basilicata, dalla Sicilia e dalla Puglia, molti provengono da Paesi lontani, come il Marocco o la Guinea Bissau, 1500 dalla sola Grecia. Tutti con una sola idea: completare gli studi e laurearsi. Ma la strada per l’agognato diploma, per i circa 60mila studenti fuori sede presenti a Roma, è complicata da numerosi problemi, in primis quello dell’affitto.
«A San Lorenzo mettono sul mercato di tutto – racconta Barbara Cafaro, neolaureata in psicologia -, anche dei veri e propri buchi con camere piccolissime e senza luce. Per un letto in una camera singola chiedono 400 euro al mese, ma possono arrivare a domandarne anche 500. Il più delle volte condominio e bollette escluse».
Nella sola San Lorenzo, il quartiere attiguo all’università La Sapienza, si contano non meno di 3500 fuori sede, che potrebbero raccontare tutti la stessa storia: affitti salati e in nero, lavori precari per far quadrare conti, salti mortali per rimanere in corso. Valentina, 25 anni, studentessa di Lettere, il giorno studia e la sera va a lavorare in uno dei tanti pub che negli ultimi anni hanno riempito il quartiere. «Sono costretta a lavorare per aiutare la famiglia a mantenermi negli studi – dice in una pausa del lavoro -. Certo che è molto faticoso, prima delle due di notte non vado mai a casa, e il giorno dopo è difficile alzarsi ad un’ora decente e trovare la concentrazione per mettersi sui libri».
«La situazione è peggiore di quello che si sente dire in giro – spiega Vincenzo Di Sanzo, rappresentante degli studenti de La Sapienza in Laziodisu, l’agenzia per il diritto agli studi universitari nel Lazio -. Le cifre per l’affitto di un letto sono praticamente raddoppiate negli ultimi anni, e sono sempre di più gli studenti che sono costretti ad andare a lavorare per permettersi di finire gli studi, tutto a detrimento della loro carriera universitaria. Ma i problemi dei fuori sede sono tanti – aggiunge -, dall’alloggio ai trasporti alle mense universitarie, che non sono presenti in tutte le sedi distaccate. I posti letto nelle Case dello studente sono pochissimi rispetto alle necessità. In queste strutture, poi, capita di avere 50 stanze per piano e uno o due bagni in comune. E poi perché soltanto i residenti hanno diritto alle agevolazioni per i trasporti e noi no?». In Italia, infatti, la disponibilità di alloggi universitari copre meno del 2 per cento della popolazione studentesca, circa 33mila posti a fronte di un milione e 700mila studenti. «Se gli alloggi universitari fossero più numerosi – si legge in un rapporto dell’Unione degli studenti universitari – la domanda di posti letto segnerebbe una contrazione e i proprietari di immobili si vedrebbero costretti a ridurre i prezzi».
Molto positivamente è stata, quindi, accolta l’iniziativa dell’Inail che, su iniziativa del Campidoglio, ha deciso di stanziare 500 milioni di euro per posti letto, aule e laboratori per La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. I nuovi Campus sorgeranno nell’area di Pietralata, alla Romanina e ad Acilia. In una prima fase saranno realizzati 2800 posti letto (1200 a Pietralata, 800 a Tor Vergata e ad Acilia) ed in una seconda fase altri 3100 (1200 ancora a servizio de La Sapienza, 1500 per Tor Vergata e 400 per Roma Tre). Una piccola boccata d’ossigeno per i fuori sede presenti in città. «Altri 3mila posti letto saranno, però, ottenuti dai fondi per Laziodisu stanziati nel 2000 e recentemente sbloccati dal ministro Moratti – interviene Piero Lucisano, prorettore de La Sapienza con delega agli studenti -. Per migliorare la situazione abbiamo intenzione di dare impulso ai contratti agevolati per gli universitari, e soprattutto, creare l’Agenzia per la casa, di cui tanto si è parlato ma che non si è mai riusciti a mettere in piedi. Un ente che farà da intermediario tra gli studenti e i proprietari degli alloggi e che potrà garantire ai primi affitti equi e, ai secondi, pagamenti regolari e l’integrità dell’immobile».
«Nelle nostre comunità dobbiamo fare di tutto per accogliere questi studenti – conclude padre Giorgio Marino, cappellano della facoltà di psicologia -. E per fare questo dobbiamo uscire dalla logica dei fuori sede che in sé è una logica di esclusione. Il tempo universitario non è un tempo di preparazione ma di realizzazione; la precarietà, invece, distrugge l’identità cristiana e spinge i giovani a ritirarsi nel privato o verso aggregati di rivolta».
4 settembre 2005