La vocazione di Matteo con la forza di Caravaggio
Il conflitto dello spirito raccontato con colori, luci e ombre
Tra le memorie liturgiche di fine settembre quella di San Matteo Apostolo evoca alla mia mente la raffigurazione della sua vocazione che Caravaggio dipinse, agli inizi del ‘600, in San Luigi dei Francesi. La sua forza sta nell’espressione drammatica del conflitto spirituale dell’Evangelista che il pittore sente così vicino al suo ed esprime attraverso una lotta di luci e ombre. Caravaggio visse da un lato il peso, a volte insopportabile, della propria vita sregolata e infelice, dall’altra parte sentì il desiderio insopprimibile di esprimere attraverso la sua arte il conflitto che agita il cuore di ogni uomo. In questa tela l’arrivo di Cristo è accompagnato da una lama tagliente di luce che inonda la stanza semibuia dove Matteo si trova. La luce lo colpisce e lo richiama alla vita, il gesto stesso di Cristo ricorda quello di Dio Creatore nella Sistina di Michelangelo. La grande emozione che suscita nello spettatore è legata proprio a questa intuizione del pittore: siamo tutti chiamati alla luce. Nella penombra della chiesa di San Luigi questo capolavoro, con il suo forte richiamo spirituale, continua ad interpellarci riempiendo i nostri occhi di stupore e toccando il nostro cuore.
18 settembre 2005