“Galantuomini”, tra sogni e sguardi dolorosi
Nel nuovo film di Winspeare, ad opporsi al brutto quadro di una criminalità dilagante c’è il rimpianto per i sentimenti svenduti e per gli affetti negati di Massimo Giraldi
Un altro film italiano proveniente dal recente Festival del Film di Roma è in arrivo sugli schermi. Esce venerdì prossimo “Galantuomini” diretto da Edoardo Winspeare (nella foto). Il cognome tradisce lontane origini inglesi, ma il regista è italiano e vive a Tricase in provincia di Lecce.
In Puglia ha ambientato i suoi primi titoli, fino a “Il miracolo”, che molto colpì alla mostra di Venezia 2004. Nel Salento ci porta la vicenda che vede Ignazio, stimato giudice, tornare in città dopo un periodo trascorso a Milano. Rivede Lucia, di cui fin da piccolo era innamorato. La donna fa la rappresentante di profumi, ma è una copertura; in realtà è il braccio destro di Carmine, uno dei capi della Sacra Corona Unita.
Ignazio comincia a indagare, ma poi subentra la passione e tutto diventa difficile.«È una storia d’amore – dice Winspeare – sullo sfondo di una terra che ha perso la sua innocenza. Quando c’erano i galantuomini, la linea di demarcazione tra bene e male era più netta».
Il tratto forte del film va visto nello sguardo doloroso e problematico con cui si osserva la vicenda. Ad opporsi al brutto quadro di una criminalità dilagante resta il rimpianto per i sentimenti svenduti, per gli affetti negati, il sogno di un mondo più giusto, che emerge nella inquieta, intensa sequenza finale.
17 novembre 2008