George Clooney diventa “Michael Clayton”

La crisi di coscienza di un avvocato abituato a sbrigare “affari sporchi” nell’esordio alla regia di Tony Gilroy di Massimo Girladi

Tra i film in uscita, continuano gli “arrivi” dalla recente Mostra di Venezia. Ecco “Michael Clayton”, titolo secco limitato a nome e cognome, com’è uso frequente nel cinema americano a indicare uno qualunque che diventa importante per le azioni che compie. George Clooney è Michael Clayton, avvocato destinato a sbrigare gli affari più sporchi dello Studio Kenner, Bach & Ledeen. C’è da difendere la U/North, società che opera nel settore dei prodotti chimici per l’agricoltura, ma il primo avvocato scelto entra in crisi e vorrebbe sabotare la causa. Tocca a Clayton prendere in mano la situazione e gestirla secondo coscienza. Perché quei prodotti fanno vittime e non può essere taciuto.

Tony Gilroy, esordiente come regista, ha scritto anni fa il copione de “L’avvocato del diavolo” e conosce gli studi legali come luoghi di potere e di scontri conflittuali. Clooney aderisce bene al protagonista, introverso, scontroso, camicia bianca e cravatta nera, aspetto “maudit”. Siamo dalle parti di quel cinema americano di denuncia, realizzato senza sbavature ma per il quale ci si chiede che esito avrebbe se non ci fosse il divo a catalizzare l’attenzione.

7 ottobre 2007

Potrebbe piacerti anche