Giovanni Giacobbe
Il presidente del Forum delle associazioni familiari: serve un’incisiva politica per le famiglie, da promuovere anche nell’Ue di Francesco Lalli
Dopo la boccata di ossigeno che ha consentito all’attuale governo di riprendersi dalla crisi prosegue il dibattito sulla questione della salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio, di fronte ad iniziative legislative che rischiano di minarne alla base le ragioni stesse. Della questione parla il professor Giovanni Giacobbe, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, sposato da 46 anni – tre figlie e quattro nipotine – ex magistrato di Cassazione, docente di Istituzioni di diritto privato alla Sapienza e preside della Facoltà di Giurisprudenza alla Lumsa.
Il Comune di Roma ha dato il suo patrocinio alla manifestazione del 10 marzo organizzata dall’Arcigay a favore delle unioni civili suscitando – si legge nel comunicato stampa del Forum – «stupore e perplessità».
Si tratta di una manifestazione di parte e in questo non vi è nulla di male, ma trattandosi di un momento delicatissimo come testimonia il grande dibattito sui dico che ha caratterizzato l’informazione e la società civile in questi giorni, il patrocinio del Comune, che appartiene a tutti i cittadini, può apparire come adesione ad una tesi. Quindi nulla da obiettare sulla legittimità dell’evento in sé, ma credo che in questi casi le istituzioni dovrebbero rimanere al di sopra delle parti. Meglio sarebbe, forse, concentrare gli sforzi su quelle iniziative che vengono in aiuto delle famiglie come il diritto alla casa, i servizi di assistenza scolastica, quali le mense, e gli asili nido.
Passando ad uno scenario meno locale, non le pare che la questione della famiglia dovrebbe essere portata in sede di Costituzione europea?
Il Forum si è speso per questo fin dal 2003. La Costituzione europea però è in una situazione di stallo dopo i no della Francia e dell’Olanda. Certamente la tendenza che si riscontra nei Paesi che aderiscono all’Unione non sembra certo quella di andare nella direzione di una valorizzazione dell’istituto familiare. Penso ai matrimoni omosessuali in Spagna o ai Pacs in Francia. Forse sarò troppo ottimista, ma se in Italia si creasse un saldo movimento a favore della famiglia naturale, tutelata dalla Costituzione, forse questa tendenza potrebbe cominciare ad invertirsi anche nel resto del continente. D’altro canto in Germania si sta sviluppando, su iniziativa del cancelliere Angela Merkel, una significativa ed interessante promozione delle politiche familiari.
Ma da dove nasce questa tendenza disgregativa nei confronti dell’istituto familiare?
Da un individualismo di stampo liberistico che è lo stesso ad ogni latitudine e che è alla base, qui da noi, del ddl sui dico.
Che antidoto proponete allora come Forum?
L’impianto di stampo solidaristico della nostra Costituzione. D’altra parte il quadro in cui si muove il Forum è di proporre un’incisiva politica della famiglia che dia integrale attuazione ad essa. Innanzitutto l’applicazione dell’art. 29 comma 1, dove si parla della famiglia come “Società naturale fondata sul matrimonio”. Poi quella dell’art. 31, nel senso di politiche che favoriscano i giovani per la creazione di una loro famiglia e dunque anche agevolazioni di carattere fiscale. Faccio solo un esempio in questo senso: chi vive in una casa di 200 mq ma ha sette figli paga meno di una coppia senza prole che vive in 70 mq. Non mi pare un criterio equo. Infine vogliamo continuare a spingere per il sostegno nella scelta del soggetto educativo. Si tratta di una questione che spesso non viene evidenziata ma è una battaglia laica che riguarda tutti, non solo coloro che vogliono avvalersi di una scuola cattolica.
8 marzo 2007