Giovanni Paolo II, il via al processo nel 2005 a San Giovanni
L’itinerario per la canonizzazione iniziato a meno di 90 giorni dalla morte del Papa polacco dall’allora vicario Camillo Ruini. Nel 2007 la chiusura della fase diocesana. 122 i testimoni ascoltati di R. S.
Il grido «Santo subito» risuona tra le navate della basilica di San Giovanni in Laterano: è qui che il 28 giugno 2005 il cardinale Ruini, allora vicario della diocesi, apre la fase diocesana della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Sono trascorsi meno di 90 giorni dalla morte del pontefice. Un inizio a tempo di record, grazie alla dispensa dai cinque anni di attesa dopo la morte chiesta dal cardinale Ruini e annunciata da Benedetto XVI il 13 maggio al clero romano, sempre in San Giovanni. «Un pontificato scolpito nella memoria di tutti», dice il vicario di Roma alla folla che gremisce la basilica. Per l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di Papa Wojtyla al lavoro il Tribunale diocesano con monsignor Bella, monsignor Tasciotti, don D’Alonzo, i tre notai Allegrini, Gobbi e Terramani. La solenne chiusura della fase diocesana, ancora nella cattedrale di Roma e sempre con il cardinale Ruini («il cuore del Papa era per i piccoli e i sofferenti», afferma), è del 2 aprile 2007, a due anni esatti dalla morte di Giovanni Paolo II. Presente anche suor Marie Simone-Pierre Normand, delle Petites Soeurs des Maternitès Catholiques, guarita per intercessione di Papa Wojtyla nel giugno 2005 dal morbo di Parkinson, diagnosticatole 4 anni prima.
Il Tribunale ha ascoltato 122 testimoni ed esaminato centinaia di scritti del pontefice. Al postulatore, monsignor Oder, il compito di riassumere il materiale raccolto con la «positio» che trasmette alla Congregazione delle cause dei santi. Passano due anni. Il 19 dicembre 2009 viene promulgato il decreto della Congregazione delle Cause dei santi che riconosce l’eroicità delle virtù di Giovanni Paolo II, dopo il parere favorevole dei consultori teologi (13 maggio) e quello dei cardinali e vescovi della Congregazione (16 novembre). I passi successivi della causa riguardano il miracolo per la beatificazione. La guarigione di suor Simone-Pierre viene giudicata scientificamente inspiegabile dalla Consulta medica del dicastero il 21 ottobre 2010. Due mesi dopo arriva il «sì» dei teologi, che la attribuiscono all’intercessione di Giovanni Paolo II. «Vero miracolo» la giudicano i cardinali e vescovi riuniti l’11 gennaio 2011, e tre giorni dopo Benedetto XVI autorizza la Congregazione a promulgare il decreto.
Quattro mesi dopo, il 1° maggio, domenica della Divina Misericordia, la beatificazione di Papa Wojtyla in piazza San Pietro: «Un gigante», lo definisce Benedetto XVI, «roccia di fede nell’umiltà». Ma il processo continua: per la canonizzazione occorre un altro miracolo. Tra le testimonianze pervenute dopo la beatificazione viene individuato il caso della guarigione di una donna costaricana, Floribhet Mora Diaz, colpita da «aneurisma cerebrale fusiforme». Grazie alle preghiere innalzate per intercessione di Giovanni Paolo II proprio il giorno della sua beatificazione, l’aneurisma scompare. Totalmente. Rapida l’inchiesta diocesana, a fine 2012. Il 28 febbraio 2013, all’unanimità la Consulta medica dichiara l’inspiegabilità scientifica della guarigione. Arriva l’ok dei teologi, in aprile, e di cardinali e vescovi, in luglio. Il 5 luglio il decreto autorizzato da Papa Francesco, che il 30 settembre annuncia in un Concistoro ordinario pubblico la data della canonizzazione: il 27 aprile 2014. L’ultimo atto per un evento atteso in tutto il mondo.
9 aprile 2014