Gli archetipi di Gianluigi Brancaccio

Alla Galleria Angelica le opere di questo artista contemporaneo, che travisa le sembianze per liquefarle in colori forti di Francesca Romana Cicero

«Date ad un uomo una maschera e vi dirà la verità». Citando il celebre aforisma di Oscar Wilde, Domenico Montalto, curatore della mostra “Gianluigi Brancaccio. Archetipi della pittura” presso la Galleria della Biblioteca Angelica, durante l’inaugurazione della stessa, ha messo in risalto la peculiarità di quest’artista contemporaneo che travisa le sembianze per liquefarle in colori forti che si traducono e consolidano in archetipi.

Archetipi irreali dalle linee graffitarie-naif, apparentemente non dominati da alcuna razionalità, se non quella prettamente interiore, ma che tuttavia riconducono a una forza vitale, naturale, primigenia, da cui tutto trae origine, e che trova concretezza ed espressione migliore nella donna. Tra abbracci che paiono scavati nella roccia, odalische dalle pose e dai tratti materici, solitudini “senza volto” che tuttavia penetrano lo sguardo di chi li osserva, quasi teatrali nella loro muta gestualità, giocolieri e circensi in bilico sul filo della libertà, le pitture asimmetriche e totemiche di Brancaccio, così simili al collage, denotano dimensioni altre dalla realtà. In questo viaggio tra arcaismo e contemporaneità ricorriamo all’artista, una persona affabile, dai tratti e modi gentili.

Cosa rappresenta per Lei un archetipo?
Ciascun quadro ha una sua storia, una sua origine, un modo di prodursi, di venire lentamente alla luce, e un suo movimento interno. Nessun quadro è da considerare variazione dell’altro: è semplicemente unico, finito. È archetipo.

La selezione delle opere esposte, dunque, oltre a rispettare questo convincimento, è stata compiuta sulla base di quali osservazioni?
Tutte le opere – alcune delle quali inedite – sono caratterizzate dal movimento, esaltato dai colori vivi del rosso, giallo e nero, che costituiscono punti di forza a cui rifarsi.

Movimento riscontrabile anche nelle dita delle mani e dei piedi, grandi e sempre protese verso l’infinito o la terra.
Le dita e le mani sempre aperte esprimono la tensione dell’anima e del corpo.

È sempre presente un’immagine di donna possente, dalla sensualità esplicitamente morbida, carnosa, a tal punto, che Le è stato consigliato di non esporre in questa mostra alcune delle sue opere.
La donna ha un pregio: è mistero. Dà origine alla vita, ma la sua stessa derivazione biblica dall’uomo è avvolta nel mistero. È un mistero che attrae, appassiona e seduce non tanto sul piano meramente fisico, quanto piuttosto su quello intellettuale e dell’inconscio. È affascinante … è donna.

La mostra è stata ideata per essere ospitata nella pinacoteca del Duomo di Ravello. Quali le ragioni della sede romana?
A dire il vero sono stato onorato dell’invito ad esporre in questa Galleria, che non è nuova ad operazioni culturali di tal genere. In effetti, come ha dichiarato la dottoressa Fiammetta Terlizzi, direttrice della Biblioteca Angelica, la Galleria è uno spazio destinato «all’accoglienza, alla valorizzazione e alla fruizione di arte contemporanea, in un dialogo ravvicinato con il salone vanvitelliano», che conserva e custodisce la pregiata raccolta libraria. La prossima tappa sarà il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova.

“Gianluigi Brancaccio. Archetipi della pittura” c/o la Galleria della Biblioteca Angelica, via S. Agostino, 11. Fino al 2 aprile 2011. Curatore: Domenico Montalto. Catalogo: Lubrina editore. Orari: lunedì e venerdì dalle 8.30 alle 16; da martedì a giovedì dalle 8.30 alle 18.30; sabato dalle 8.30 alle 13; chiuso la domenica. Ingresso libero. Informazioni al pubblico – Biblioteca Angelica: tel. 06.6840801.

22 marzo 2011

Potrebbe piacerti anche