Guido Caroselli
Dai cambiamenti climatici al crescente interesse per le previsioni atmosferiche: colloquio con il meteorologo della Rai di Massimo Angeli
Meteorologo, giornalista, appassionato di ambiente ed energia, Guido Caroselli è uno dei volti televisivi più sobri e raffinati. Roma sette lo ha intervistato per conoscerlo meglio e per capire cosa si nasconde dietro le “bizze” del tempo.
Dottor Caroselli, mi lasci prendere spunto dall’attualità: stiamo a fine ottobre e ancora andiamo in giro a mezze maniche. Cosa sta succedendo?
È una situazione contingente senza una ragione profonda. In questo frangente i venti arrivano dal Nord Africa, dove c’è una zona di alta pressione, e portano l’aria calda verso l’Italia, l’Europa Danubiana e la Russia.
Lo so che è una domanda che le avranno fatto cento volte, ma, insomma, il clima è cambiato o no?
Io sono convinto di sì. Il tempo come insieme di fatti e non di singoli episodi è cambiato, e la causa dipende in buona parte da errori umani, da politiche energetiche sbagliate. Qualcuno non lo ammetterà, ma si è preferito insistere nello sfruttamento del petrolio e questo ha generato l’effetto serra. Si bruciano troppi fossili e per conseguenza l’atmosfera si riscalda. Più caldo significa più energia e quindi episodi metereologici estremi. Insomma, quando piove ne fa veramente tanta.
Siamo ancora in tempo per governare i cambiamenti?
Si possono trovare strade per rallentare questi squilibri, ma la natura non può essere controllata facilmente. Bisognerebbe modificare in maniera radicale la politica energetica, ma mi rendo conto che questo è un problema difficile da affrontare. Accordi a livello mondiale, che non siano solo piccoli compromessi, ancora non li abbiamo fatti, e la cosa è complicata dal fatto che il petrolio appartiene, spesso, a regimi non proprio democratici.
È per tutti questi motivi che oggi c’è questo grande interesse per la meteorologia? Ogni rete televisiva ha la sua rubrica, il suo conduttore…
No, l’attenzione alle previsioni meteo nasce solo dal desiderio del pubblico di risolvere il problema dei weekend. Sempre più persone hanno la possibilità di scappare dalle città e non vedono l’ora di farlo. E’ lo stesso interesse di chi si collega ai siti Internet dedicati alla meteorologia prima di acquistare un viaggio “last minute”.
Grazie a questo interesse, voi metereologi, siete diventati delle vere star. Come vi trovate in questi panni?
Io non mi ritengo assolutamente una star. Lavoro per Rai 1 e sono convinto dell’importanza e del dovere di fare servizio pubblico. Faccio informazione e svolgo un servizio alla gente che ha pagato il canone.
Da cosa dipende una buona previsione e quali sono i margini di errore?
Una buona previsione dipende dai mezzi a disposizione e dall’esperto. Ci vuole, per così dire, un buon medico, ma anche strumenti adatti, computer, satelliti. Le previsioni molto particolareggiate, tipo quale sarà una temperatura massima o quanti ml di pioggia farà, non possono andare oltre le 48 ore. Previsioni qualitative del tipo farà più caldo o più freddo, possiamo farle con successo per 5-7 giorni. Oltre bisogna stare attenti.
Il futuro cosa ci prospetta? Fin dove si potranno spingere le previsioni?
Sinceramente è difficile dirlo. Si è visto che raffinando i metodi, per esempio utilizzando satelliti più acuti, le previsioni non sono migliorate di molto. Dagli anni 80 in avanti non si sono più fatti grandi progressi. Le previsioni sono oggi un po’ più a lunga scadenza, ma non tanto quanto ci si poteva attendere. E’ come se la natura, oltre un certo limite, non sia più prevedibile.
Questo la dice lunga sulla presunzione di forzarla…
A questo riguardo c’è chi parla di immodestia dell’uomo e chi dice che bisogna solo imparare a conoscere la natura. In realtà non si tratta solo di una visione del mondo, ma di scelte fatte per realizzare delle priorità. I Paesi asiatici stanno andando avanti a tutta birra col carbone, al punto che in certe zone ristagnano perennemente nubi solforose. Bisogna capire che ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno e che occorre investire in maniera coraggiosa nelle fonti di energia rinnovabili.
Un suo saggio si intitola “Tempo, vita e salute”. Come si influenzano questi tre elementi?
Le influenze del clima sulla salute sono sotto gli occhi di tutti. Se l’aria della nostra casa è cattiva, e non ci vogliamo ammalare, prima o poi bisognerà aprire le finestre. Ma anche i legami con la vita sono forti, non solo se prendiamo in considerazione le catastrofi ma anche gli ecosistemi, che sono messi a dura prova dall’effetto serra.
Come è nato il suo interesse per la meteorologia?
Un po’ per caso, ho cominciato ad appassionarmi proprio guardando le previsioni alla tv. Poi, da ufficiale di complemento, ho fatto dei corsi, e ho cominciato a lavorare dapprima per i piloti e poi per il pubblico televisivo vincendo il concorso in Rai indetto per sostituire il mitico colonnello Bernacca.
Oggi inizierebbe a fare lo stesso mestiere?
Non lo so. Per alcuni versi questo lavoro mi ha dato molte soddisfazioni, per altri meno. Facendo il metereologo in Italia ho dovuto faticare molto per guadagnarmi la “pagnotta”, e non sempre si percepisce tutto il lavoro che sta dietro a quei due minuti di trasmissione. Non credo che lo consiglierei ad un giovane. Tutto quello che è cultura nel nostro Paese è ridotto molto male, specie la ricerca, e il sistema mediatico, con la televisione in primo luogo, ha grosse colpe in questo appiattimento culturale.
Per maggiori informazioni si può consultare il sito internet del meteorologo.
27 ottobre 2006